Maurizio Lastrico è protagonista di “Call my agent – Italia”

La serie in onda su Sky racconta nevrosi e stravaganze dello spettacolo (col sorriso)

17 Gennaio 2023 alle 08:27

Dal 20 gennaio su Sky debutta la versione italiana della serie cult francese “Dix pour cent (Call my agent)”, capolavoro di ironia e cinismo che racconta la vita all’interno di un’agenzia di star. Tra gli agenti protagonisti delle sei puntate c’è Gabriele, interpretato da Maurizio Lastrico.

Maurizio, era un fan della serie originale?
«La conoscevo perché la mia compagna durante la pandemia ne era appassionata e io sbirciavo. Poi, quando mi hanno preso dopo vari provini, sono diventato un super fan e mi messaggiavo perfino con Grégory Montel, l’attore che interpreta il Gabriel francese. Tra l’altro, il nostro personaggio è ispirato a Dominique Besnehard, ex agente e tra gli ideatori della serie, che abbiamo avuto anche sul set».

La serie racconta bene il mondo dello spettacolo?
«Sì. Quando parliamo di cinema, agenti e attori c’è sempre una sorta di timore reverenziale. In realtà sono esseri umani anche loro. Il rapporto tra agente e attore è particolare, assomiglia tanto a quello di una coppia: c’è gelosia, ti chiedi se stia tirando fuori tutte le tue potenzialità, se ti capisca davvero. Ognuno di noi attori segretamente vorrebbe che il nostro agente ci dicesse che abbandona gli altri artisti perché noi siamo i migliori, anche a costo di abbassarsi il cachet!».

In ogni episodio c’è una guest star che interpreta se stessa, da Paola Cortellesi a Stefano Accorsi, da Paolo Sorrentino a Corrado Guzzanti, da Matilda De Angelis a Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti: sono davvero così?
«La cosa più difficile è interpretare se stessi, ma è anche il ruolo più bello che possa capitarti. E poi tutti loro hanno colto l’occasione per rappresentarsi molto peggio di come sono nella realtà e di divertirsi giocando con l’autoironia».

Lei è mai rimasto imprigionato in un ruolo, come capita a Favino in un episodio?
«Capita con il teatro di farsi prendere la mano. Mi è successo quanto ho interpretato Lelio, il protagonista di “Il bugiardo” di Carlo Goldoni, un uomo dissoluto e bugiardo. Dopo due mesi di prove in isolamento in un casolare, quel personaggio mi ha coinvolto tanto».

Invece ha mai cambiato qualcosa del suo fisico per avere una parte come invece fa un’attrice in “Call my agent”?
«Se avessi il coraggio, farei la liposuzione ai pettorali. Ma per ora uso i metodi naturali e mi ammazzo in palestra».

Anche lei avrà un agente...
«Sono in una situazione mista, anche perché ho un’anima plurima: faccio cabaret, teatro, cinema e tv. L’agenzia di Beppe Caschetto si occupa della parte televisiva; Fiorella Giannelli di quella legata al cinema. La mia compagna fa da collettore fra tutte queste figure».

Che rapporto ha con loro? Manda sms appena sveglio come fa la sua assistita nella serie?
«Sono meno romantico, ho paura di rompere e lascio autonomia ai miei agenti nella speranza che lavorino bene anche se non ci sentiamo di continuo».

Si ricorda il suo primo impresario?
«Il grosso delle proposte mi è arrivato quando sono approdato a “Zelig” diventando popolare, ma da bravo genovese diffidente temevo volessero tutti approfittarsi di me. La prima agente si chiamava Patrizia. Quando sono cresciuto non riusciva a gestire tutto il carico di lavoro e ci siamo lasciati, ma siamo rimasti amici».

Il primo ruolo che le hanno trovato in tv?
«Nella serie “Tutto può succedere”. Interpretavo Elia, un padre ubriacone e dissoluto, un bellissimo personaggio ma è stato difficile spiegare a mia madre e alle sue vicine di pianerottolo che non ero uno sbandato! Invece quando sono arrivato a “Don Matteo” ho guadagnato punti tra le amiche di mamma».

Quanti lavori lontanissimi da lei l’hanno convinta ad accettare all’inizio della carriera?
«Sono sempre felice di accettare cose distanti da me. Però, quando nel 2017 mi hanno convinto a sostituire Maurizio Crozza a “Di martedì” per cinque puntate, ho provato un profondo senso di inadeguatezza».

Si è mai pentito per avere detto qualche “sì”?
«No, perché anche questo ti serve a capire che cosa vuoi fare e cosa no. Non tutti possiamo fare tutto».

Il “no” per il quale ancora oggi si mangia le mani?
«Quando per problemi di sovrapposizioni con altri lavori ho dovuto dire di no a “Boris”: oltretutto sono un grande fan della serie».

Sia obiettivo: lei è facile da gestire come “talent”?
«Dal mio punto di vista dico di sì, credo di essere il migliore, mi impegno tanto, ho molte sfumature, sui set mi vogliono bene, sono puntuale e rigoroso. Dal punto di vista dei miei agenti, credo che patiscano la mia diffidenza. Ho sempre paura che mi freghino, che non ci sia abbastanza attenzione, che le trattative non siano state curate a sufficienza. Ci ho lavorato molto con il tempo, ma faccio ancora fatica a fidarmi ciecamente. Sono esigente dal punto di vista dell’attenzione».

Dopo queste sei puntate, quale clausola vorrebbe inserire nel contratto per girarne altre?
«Chiederei di avere un po’ di tempo in più sul set per provare tutti insieme e metterci ancora più a fuoco. Per il resto, non vedo l’ora di ritrovarci per riprendere questa bellissima avventura».

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