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“Nella scatola nera” è in arrivo su Prime Video

Alessandro Betti, ideatore della serie, ce la descrive in attesa di poterla vedere dal 7 dicembre sul servizio di streaming di Amazon

Foto: Alessandro Betti, Marial Bajma Riva, Ilaria Serantoni e Luca Cesa in una scena di "Nella scatola nera"

01 Dicembre 2020 | 10:59 di Matteo Valsecchi

Dal 7 dicembre su Prime Video arrivano gli otto episodi di “Nella scatola nera”, la serie tv che rappresenta il seguito di un primo capitolo uscito nel 2019 (intitolato solo “La scatola nera”). E la storia tra queste due stagioni si ricollega perfettamente: al termine di un rappresentazione teatrale c’è stato un incidente. Due attori intossicati da monossido di carbonio, uno, Luca, in fin di vita, l’altra, Monica, morta.

Ma è stato solo sfortuna o è un omicidio? Lo scopriremo puntata dopo puntata, con una peculiarità: ogni episodio racconta la vicenda secondo il punto di vista di ciascuno degli otto protagonisti. Tra questi, anche quello del capocomico, Tobia. A interpretarlo è Alessandro Betti, ideatore della serie.

Dunque Alessandro ci racconti come nasce questo progetto?
«Tutto è frutto di un’idea di Roberto Bosatra, uno degli storici produttori di “Zelig”. Ha voluto prendere me e altri comici e trasportarli in una realtà profondamente diversa».

Come si collegano queste due stagioni?
«In realtà sono storie collegate tra loro, ma allo stesso indipendenti l’una dall’altra: “Nella scatola nera” si può vedere anche da sola. Diciamo che se nel primo capitolo c’era anche un sotto testo comico dato dalla rappresentazione teatrale che stavano realizzando questi attori, ora invece l’atmosfera è più cupa».

Accanto a lei ci sono, infatti, altri “zeligisti”.
«Sì, Marta Zoboli con cui sono stato anche in turné, ma anche Antonio Ornano, Enzo Paci e Ale e Franz, guest star in una puntata. Tutti noi siamo attori a cui piace mettersi alla prova stando sul crinale che divide la commedia dal dramma. Un po’ come fanno certi attori americani, penso a Bill Murray o Steve Carrey. Certo, loro sono dei fenomeni. Questa serie per noi è stato un laboratorio: dobbiamo imparare ancora molto!».

Ci parli un po’ del suo personaggio, Tobia.
«È un capocomico, una figura che oggi di fatto non esiste più. È un po’ un orso, ma è un uomo che non vuole fare vedere le proprie debolezze. Anche nell’affrontare una malattia che ha tenuto nascosta ai suoi amici e anche nel momento della morte di Monica…».

Morte per cui, anche lui, sarà sospettato…
«Sospetti dovuti soprattutto alla sua reticenza. Ma vedrete che a quel punto la storia si complica».

Lei come si rapporto al mondo della tv via streaming?
«Come tutti ormai ne sono vittima (ride). Ultimamente ho seguito “The Crown”, sono un fan delle serie con Ricky Gervais, mi piace “Il metodo Kominsky”».

Sicuramente la tv via streaming offre anche a voi certe possibilità che la tv generalista forse non
offrirebbe.
«Non saprei dire se un prodotto come “Nella scatola nera” sarebbe potuto andare bene per Italia 1 o Canale 5. Di certo Prime, così come Netflix o Sky con Now Tv, offre degli spazi che prima non c’erano. Inoltre, come ci hanno insegnato per primi gli americani, è stata sdoganata quell’idea per cui un attore di cinema non può fare tv».

A proposito di tv e di “Zelig”, ormai la comicità in tv è quasi scomparsa. Come mai secondo lei?
«Io ho fatto parte dell’universo di “Zelig” per una ventina di anni, anche se in tv sono arrivato solo già nella fase calante. Il problema è nato quando palco sono arrivati più comici di quanto fossero sostenibili dalla tv: un eccesso che, alla fine, ha avuto un risvolto negativo. Inoltre si è perso il gusto della comicità nata nei locali a favore di un umorismo fatto più di slogan».