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«New Amsterdam»: trama, cast e personaggi

Arriva su Canale 5, domenica in prima serata, un nuovo medical drama ispirato a una storia vera che ha già conquistato l'America. Il protagonista è Ryan Eggold

Foto: Il cast di «new Amsterdam»

30 Novembre 2018 | 15:36 di Francesco Chignola

Se c’è un genere televisivo che sembra non potersi esaurire mai è quello dei telefilm ospedalieri. Quelli che negli Stati Uniti vengono chiamati «medical drama»: dall’indimenticabile «E.R. - Medici in prima linea» a «Grey’s Anatomy», dal mitico «Dr. House» al recente fenomeno di «The good doctor», le serie ambientate tra le corsie e gli ambulatori sono spesso ben accolte dal grande pubblico.

E se è vero che forse si assomigliano un po’ tutte tra di loro, c’è sempre almeno un elemento capace di fare la differenza e colpire il cuore delle persone.

Nel caso di «New Amsterdam», in onda su Canale 5 a partire dal 2 dicembre, la novità è che si tratta di una storia vera: il personaggio di Max Goodwin, un medico aitante, generoso e volenteroso, è infatti ispirato a Eric Manheimer, un dottore che per 15 anni è stato il direttore del gigantesco Bellevue di New York, il più antico ospedale pubblico americano (è stato fondato nel 1736), che nella finzione televisiva prende, appunto, il nome di New Amsterdam. A vestire i panni di Goodwin è Ryan Eggold, che dopo aver militato in serie come «90210» e (soprattutto) «The blacklist» ha trovato finalmente un meritatissimo ruolo da protagonista.

«Provengo da una famiglia di dottori, quindi finalmente ora mi fanno sedere a tavola con loro a Natale e mi dicono: “Non sarai un medico, ma almeno ora puoi fare finta!”» racconta l’attore, ridendo. «Scherzi a parte, quello che mi piace di più del personaggio di Goodwin è che la sua filosofia si potrebbe applicare a qualunque istituzione, non soltanto alla sanità: vuole aiutare, vuole dare una mano. Per Goodwin la cosa più importante è capire come possiamo rendere le cose migliori, riparare le aree dove stiamo fallendo. Il suo è un messaggio universale. Penso che sia un telefilm molto ottimista: ci dice che ogni individuo può fare la differenza, in qualunque campo operi».

Anche Manheimer, l’ispiratore della serie, dà il suo contributo: «Per noi la sua presenza è inestimabile» spiega Eggold. «Eric è una persona fantastica e spesso visita il set essendo tra i produttori». «Dà molti spunti agli autori raccontando le esperienze che ha avuto al Bellevue con pazienti provenienti da tutto il mondo. Le storie che raccontiamo negli episodi sono tutte ispirate a vicende autentiche, ed è questo a rendere unica la serie».

E proprio come Manheimer, anche Goodwin dovrà affrontare una sfida ancora più dura della sua personale missione sanitaria: un tumore che gli viene diagnosticato proprio nei primi episodi. «Anche questo spunto proviene dalla  vera esperienza di Eric, che ha combattuto la malattia e l’ha sconfitta, pur rinunciando per un periodo al suo prezioso lavoro» racconta l’attore. «Goodwin, il mio personaggio, è così concentrato sull’aiutare gli altri che non si accorge dell’importanza di aiutare se stesso. Ma prima o poi anche lui dovrà affrontare questa terribile realtà».

Negli Stati Uniti, dove è iniziata un paio di mesi fa, «New Amsterdam» è una delle nuove serie più viste della stagione, con una media di quasi 7 milioni di spettatori settimanali. «Credo che il pubblico stia rispondendo bene grazie alla qualità con cui sono stati scritti i personaggi, penso che la gente li trovi familiari, come se fossero persone che conoscono da sempre» dice Eggold, che come in ogni «medical drama» che si rispetti è affiancato da un team di specialisti, ciascuno con la sua disciplina (vedi sotto). «Dopotutto è quello che cerco anch’io quando guardo una serie: delle storie in cui posso riconoscere le mie esperienze personali».

Tra i temi più importanti di «New Amsterdam», poi, c’è quello dello stato della sanità nazionale, un argomento che negli Stati Uniti (dove vige un sistema sanitario molto diverso dal nostro, dominato dalle assicurazioni private senza le quali si paga ogni cura in modo salatissimo) divide da sempre l’opinione pubblica: «Non pensiamo certo di salvare il mondo con un telefilm, ma pensiamo che un programma che parla a milioni di spettatori ogni settimana possa diventare parte della conversazione» dice Eggold. «Se hai uno strumento così importante tra le mani, è giusto chiedersi: per cosa possiamo usarlo?».

Trama

La vicenda è tratta da «Twelve patients: life and death at Bellevue hospital», il libro scritto da Eric Manheimer, che del Bellevue è stato direttore sanitario e oggi è autore nonché produttore della serie. Proprio su di lui è costruito il personaggio principale, il dottor Max Goodwin, interpretato da Ryan Eggold.

Nella prima puntata vedremo il suo arrivo, come nuovo direttore, al New Amsterdam medical center (ricordiamo che “Nuova Amsterdam” fu il primo nome di New York quando venne fondata dagli olandesi nel XVII secolo). Il dottor Goodwin è un uomo dalla morale inflessibile, per lui non esistono differenze tra pazienti ricchi e pazienti poveri. Non accetta un no come risposta e le sue decisioni non sempre sono gradite. Soprattutto, Max ha una missione: riformare il sistema ospedaliero al fine di garantire l’accesso alle cure per chiunque.

Buona parte delle riprese sono state realizzate all’interno dello stesso Bellevue Hospital che è stato ampiamente ristrutturato dopo i gravi danni subiti a causa dell’uragano Sandy del 2012. Si è girato durante i fine settimana in modo da ridurre il più possibile il disturbo ai pazienti ricoverati. In questo piccolo universo, non solo vedremo muoversi Goodwin, ma anche tutta la squadra di medici che lo affianca. Camici bianchi con le loro ambizioni frustrate, ideali e passioni.

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