Paola Cortellesi: «In “Petra” sarò così antipatica da diventare… irresistibile»

Torna con la seconda stagione della serie che la vede protagonista nei panni di una scorbutica poliziotta

Paola Cortellesi in "Petra"  Credit: © Luisa Carcavale
19 Settembre 2022 alle 08:14

Cinica. Scorbutica. Praticamente insopportabile. Come dite? Non vi sembra che la brava Paola Cortellesi corrisponda a questo identikit? Certo che no. Ma aspettate di (ri)vederla nei panni della poliziotta Petra, e poi ci direte... Lo spiega anche lei: «Io e Petra siamo agli antipodi. Tanto gentile e amichevole io (almeno spero!), quanto dura e scontrosa lei. La parola “diplomazia”, poi, non sa neanche cosa significhi. Per questo mi piace tanto! È così antipatica da diventare... simpatica».

La prima stagione di “Petra” ha avuto successo, ed ora ecco la seconda. Eppure... il grande pubblico la ama soprattutto per le commedie. Non ha avuto dubbi a gettarsi in una serie “crime”?
«Onestamente no. Il fatto è che mi sono innamorata subito del personaggio. Io voglio bene a Petra! E poi ero contenta di tornare a lavorare dopo anni con Maria Sole Tognazzi, la regista».

È una fan del genere giallo?
«Di nuovo: no. Me ne accorgo quando vedo i commenti dei veri appassionati, che notano ogni piccolo dettaglio e fanno a gara per scoprire il colpevole prima del finale. Io non ci riuscirei, in genere negli intrecci gialli mi ci perdo... Ma quello che rende speciale “Petra” è il fattore umano. Le dinamiche tra i personaggi».

Forse la più importante è quella tra Petra e il suo viceispettore Monte, interpretato da Andrea Pennacchi.
«Sì, i fan li adorano. E in questa seconda serie abbiamo lavorato per approfondire il loro rapporto, che ribalta gli stereotipi del genere. Quante volte abbiamo visto un detective duro affiancato da una dolce assistente? Qui la dura è Petra. E Monte è quasi un “tenerone”. Eppure è l’unico che riesce a far breccia nella sua corazza. Lei è brusca, sarcastica e soprattutto brutalmente sincera: non è mica facile stare vicino a chi dice sempre la verità! Mi piace anche il fatto che si vogliono bene, ma non sono innamorati, anche perché sono troppo diversi. La loro amicizia permette a ognuno dei due di vedere la vita da una prospettiva nuova, e li fa essere meno soli. Vi sembra poco?».

A proposito, Petra dice che «l’amore è sopravvalutato». Concorda?
«No! Per me l’amore muove tutte le cose. Però attenzione: il bello di Petra è che non ha paura di cambiare. E in questa seconda stagione incontrerà qualcuno che farà vacillare queste sue idee... Ma non voglio svelare troppo».

Lei lo sa bene, perché ha scritto anche la sceneggiatura.
«Ho dato il mio contributo agli autori, in particolare Furio Andreotti e Giulia Calenda, con cui avevo scritto anche “Come un gatto in tangenziale”. Mi sono occupata soprattutto della parte ironica di Petra. E dei battibecchi con Monte».

È stato facile trovare la “chimica” giusta tra lei e Andrea Pennacchi?
«Io per Andrea ho una vera adorazione. È una persona di squisitezza rara e ha un grande talento. Alla prima prova insieme è nata subito una confidenza, abbiamo capito immediatamente che “lui era Monte”. Oggi siamo molto amici. La bellezza del mio lavoro è anche questa: ti fa incontrare persone così. Non capita sempre, eh. Ma quando succede è... speciale».

Ricordi del set?
«Sei settimane a Genova, una città che ogni volta mi stupisce con qualche angolo nuovo. L’osservatorio astronomico è magnifico, e poi l’acquario, il porto antico... E i carrugi sono perfetti per un “crime”: pieni di vita e colori di giorno, ma inquietanti di notte».

Quasi una vacanza.
«A parte l’episodio del ragno... Petra come animale domestico ha un enorme ragno, che secondo lei è l’animale domestico ideale perché non rompe le scatole e mangia una volta al mese. A me invece i ragni fanno impressione. E in una puntata è praticamente il coprotagonista... non è stato facile girarla».

Ora anche lei sta girando un film da regista. Come mai?
«Non sono di quegli attori che sognano tutta la vita di passare alla regia. Ma avevo scritto questa storia particolare e mi è venuta voglia di provare...».

Addio Petra, allora?
«Per carità. Lasciare quel set è stato come separarsi da una cara amica. E già ho voglia di rivederla...».

La regista Maria Sole Tognazzi promette tante sorprese

Maria Sole Tognazzi, si dice che la seconda stagione di una serie sia la più difficile. È vero?
«La difficoltà sta nel trovare il giusto mix tra conservazione e novità. Il pubblico vuol rivedere ciò che ha funzionato, ma anche incontrare nuove situazioni e nuovi personaggi. Diciamo che abbiamo preparato molte sorpresine...».

Petra non sorride (quasi) mai. Non aveva paura che intimidisse il pubblico?
«No, perché sapevo che Paola Cortellesi l’avrebbe resa irresistibile. Lei ha una ironia molto vicina a quella di Alicia Giménez-Bartlett, l’autrice dei romanzi».

Che sono ambientati a Barcellona. È stato complicato “italianizzarli”?
«No e sì. No, perché sono storie universali, con personaggi affascinanti. Sì, perché c’è stato un grande lavoro di riscrittura. Non si trattava solo di portare l’azione a Genova, bisognava intervenire sulla trama delle indagini perché i primi libri sono stati scritti quando non c’erano ancora i cellulari e le inchieste venivano condotte diversamente».

Come è stato girare a Genova?
«È una città trascurata dal cinema e quindi è stata una grande occasione per “esplorarla” e farla amare».

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