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Pierfrancesco Favino e Lorenzo Richelmy in «Marco Polo 2»

Sono le star (italianissime) della serie-kolossal di Netflix: dal 1° luglio è disponibile la seconda stagione

Foto: Pierfrancesco Favino e Lorenzo Richelmy

29 Giugno 2016 | 14:43 di Paolo Fiorelli

Quasi mille persone sul set e due anni di riprese tra Venezia, il Kazakistan e la  Malesia. È «Marco Polo», il kolossal internazionale con Lorenzo Richelmy nei panni dell’eroe e Pierfrancesco Favino in quelli di suo padre. Dal 1° luglio potrete godervi la seconda stagione: anche tutte le dieci puntate insieme, se volete. È così che funziona Netflix, la «pay tv via Internet».

Lorenzo Richelmy, ma come c’è finito nel ruolo del protagonista? Con tutto il rispetto, prima non era esattamente un divo internazionale...
RICHELMY: «È stato pazzesco. Visto che l’agenzia di casting non mi prendeva neppure in considerazione, ho girato un provino da solo in una stanza con il mio amico regista Enrico Maria Artale e l’ho spedito. Mi hanno chiamato in Malesia e mi hanno dato un istruttore di inglese. Ed eccomi qui».

Com’era essere gli unici italiani di un set gigante?
FAVINO: «Beh, è scattata la complicità. Gli americani sono molto professionali e metodici, ti spiegano tutto. Io e Lorenzo ci capivamo con un’occhiata».

Quanto c’è di storico e quanto di fantasia?
RICHELMY: «Diciamo metà e metà. Tutto quello che si poteva prendere da fonti storiche è accuratissimo. Tutto quello che non si sapeva, è stato colmato con la fantasia degli autori».

Anche a colpi di kung fu...
RICHELMY: «Sì, ho dovuto studiare le arti marziali».

Per molti di noi il titolo «Marco Polo» rimanda allo storico sceneggiato diretto da Giuliano Montaldo nel 1982. Lo ricordate?
FAVINO: «Eccome. Era una splendida produzione. La differenza con la nostra serie, forse, è che era ancora molto “eurocentrico”, mentre la produzione Netflix dedica grande spazio agli usi e agli eventi  della Mongolia e della Cina. E la spettacolarità, con i nuovi effetti speciali, è aumentata».   

C’è chi dice che quella tv, con il rito della prima serata e tutto il resto, sparirà. E sarà sostituita dalla tv «su richiesta» come Netflix.  
RICHELMY: «Io sono ormai un “telespettatore 2.0”. Il palinsesto me lo invento da me».
FAVINO: «Anch’io. Mi piazzo davanti alla tv con le mie figlie e dico: “Che mettiamo su stasera?”».

E il gusto dell’evento? Niente più «Stasera tutti insieme a guardare Sanremo»?
RICHELMY: «La differenza è che ora l’evento te lo costruisci tu. Io invito gli amici e organizzo le mie “serate Marco Polo”».
FAVINO: «È così. La tradizione sopravviverà solo per gli avvenimenti in diretta. Perché diciamolo, guardarsi la partita dell’Italia il giorno dopo non è proprio la stessa cosa...».