Ritorna “Boris”, la serie che prende in giro la televisione

Su Disney+ arriva la nuova stagione: al centro di tutto le avventure di una sgangheratissima troupe

24 Ottobre 2022 alle 08:29

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Benché “Boris” sia ormai considerata una fiction di culto, non è facile parlarne senza fare confusione. Il fatto è che è una serie vera girata da attori, autori e tecnici bravissimi, che però parla di una serie finta girata da attori, autori e tecnici cani. Sia chiaro quindi che quando troverete, in questo articolo, lodi e aggettivi positivi, si riferiscono alla troupe vera. E quando li troverete negativi, saranno riferiti a quella falsa. Cioè alla scalcinatissima banda guidata dall’indomito regista René Ferretti (interpretato da Francesco Pannofino), che per tre stagioni ha scatenato il panico sul set di una fiction che andava in onda su una “rete generalista” e si chiamava, poeticamente, “Gli occhi del cuore 2”. Ma ora i tempi sono cambiati e i nostri eroi hanno alzato l’asticella: produrranno niente di meno che una “Vita di Gesù”, e lo faranno per una ricchissima piattaforma streaming!

Insomma, la notizia è che “Boris” è tornato, dopo 12 anni di voci, speranze e preghiere degli appassionati che l’hanno resa una leggenda. All’inizio guardandola sul canale Fox (la prima puntata andò in onda il 16 aprile 2007, l’ultima il 12 aprile 2010, poi ci fu anche un film). Quindi su Netflix dove, riproposta nei giorni della pandemia, aveva conquistato una nuova generazione di fan. E ora sulla piattaforma Disney+ sbarca la quarta stagione (sarà presentata durante la Festa del cinema di Roma): appuntamento per il 26 ottobre (mentre le altre tre stagioni sono già disponibili).

Tutti impazienti di rivedere René Ferretti, il regista che sogna la qualità e da sempre è costretto a scendere ai più umilianti compromessi per mancanza di soldi, di tempo e di collaborazione sia dei capi che dei sottoposti. Tanto che la sua parola d’ordine è ormai “Buona la prima”... Oppure Alessandro (Alessandro Tiberi), assunto nella prima serie col ruolo di “tuttofare” o “schiavo” (e qui aspettatevi sorprese, perché lo “schiavo” ha fatto tantissima carriera, il che scatenerà guai per chi non è stato informato e pensa ancora di maltrattarlo). Tornano anche il direttore della fotografia Duccio (Ninni Bruschetta), pigro e sbandato, e il trucido capoelettricista Biascica (Paolo Calabresi), mentre il “delegato della rete” Diego Lopez (Antonio Catania) è in pensione ma si è reinventato anche lui produttore con la sua “QQQ” (“Qualità, Qualità, Qualità”). E poi Karin (Karin Proia), attrice così sensuale da riempire di ammiccamenti erotici scene che non hanno assolutamente nulla di sexy, e naturalmente Boris, l’“attore” che da il titolo alla serie. E che non è altri che il pesce rosso che il regista René non vuole mai lontano dal suo monitor, perché gli porta fortuna.

C’è da chiedersi se in tutti questi anni i vari personaggi siano cambiati e si siano evoluti, soprattutto dal punto di vista umano. Per esempio Stanis La Rochelle, che era la star assoluta di “Gli occhi del cuore 2”, sarà diventato più saggio e profondo? La risposta di Pietro Sermonti, che lo interpreta, è secca e definitiva: «Può evolvere un tavolino? Possono evolvere 15 neuroni in croce? No!». Quella che è aumentata, in Stanis, è solo l’ambizione. È diventato produttore di se stesso (anche perché nessuno era disposto ad assumerlo su un altro set) fondando la SNIP, “So Not Italian Production”, ed è incredibilmente riuscito a convincere la supermanager di una piattaforma internazionale a ingaggiarlo nel ruolo di Gesù. Anche perché le ha fatto credere che in realtà il Salvatore aveva 50 anni, proprio come lui.

L’altra grande novità è che Stanis ha sposato Corinna, la capricciosissima coprotagonista di “Gli occhi del cuore 2”, che quindi ora è sua socia in affari. Almeno lei si sarà evoluta? «Ma quando mai» risponde Carolina Crescentini, che la impersona sullo schermo. «Corinna è un’attrice istintiva, tutta di pancia e viscere. Però come produttrice ha anche delle qualità, per esempio se deve condurre trattative con clienti e sottoposti. Perché lei è una hooligan. Corinna non si fa intimorire. Corinna intimorisce».

Ma come è stato tornare sul set a oltre dieci anni di distanza? «Per me, facilissimo» spiega Carolina Crescentini. «È come se avessi un bottoncino nella testa: basta schiacciarlo e ridivento Corinna. Non importa quanto tempo è passato. E il bello è che è così anche per tutti gli altri». Rimane un dubbio: davvero in “Boris” ogni riferimento al mondo reale della tv, del cinema, e dello streaming italiano è, come si dice, “puramente casuale”? «Sarà. Se c’è scritto così... Però per me “Boris” è un documentario. Esasperato. Sa quante volte ho incontrato un Biascica sul set? O un René?». E una Corinna? «Ce ne sono, certo. Ma non guardi me. Io sul set sono molto disciplinata, un vero soldatino. E poi credo di essere l’unica attrice italiana che chiede di togliere delle battute: a volte preferisco uno sguardo. Corinna, invece, per tre righe di dialogo in più ucciderebbe».

Anche gli autori della fiction sono gli stessi di sempre, con la dolorosa eccezione di Mattia Torre, morto nel 2019. E a lui i suoi colleghi Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico dedicano idealmente la nuova serie.

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