Home TvSerie tvSalvatore Esposito e “Gomorra”: «Sono un bonaccione ma non fatemi arrabbiare»

Salvatore Esposito e “Gomorra”: «Sono un bonaccione ma non fatemi arrabbiare»

Su Sky parte la quarta stagione e l'attore ci parla del “suo“ Genny Savastano e di quando era... un piccolo Bud Spencer

Foto: Salvatore Esposito nei panni di Genny Savastano, protagonista di "Gomorra"

26 Marzo 2019 | 09:15 di Antonella Silvestri

La lunga attesa è finita. I fan di “Gomorra” possono finalmente sistemarsi sul divano. Dal 29 marzo su Sky Atlantic, infatti, andranno in onda i 12 nuovi episodi della quarta stagione della serie di successo ispirata all’omonimo romanzo di Roberto Saviano.

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La terza stagione, trasmessa nel 2017, si era chiusa con un finale shock che vedeva protagonisti Ciro Di Marzio (Marco D’Amore) e Genny Savastano (Salvatore Esposito). Ora tutto riparte da lì, tra nuove alleanze e vecchi nemici, come ci racconta proprio l’erede dei Savastano.

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Salvatore, ora Genny cerca di cambiare vita trasferendosi a Londra con moglie e figlio. Ci riuscirà?
«Diciamo che tenta di trasformarsi in un uomo d’affari ma bisogna vedere se riuscirà a stare lontano dalla malavita. E, soprattutto, se non tornerà a usare i suoi vecchi “strumenti di lavoro”».

Coinvolgerà anche la moglie Azzurra (Ivana Lotito) nei suoi nuovi affari.
«Azzurra diventa a tutti gli effetti il braccio destro di Genny in questa sua nuova veste imprenditoriale. È una figura che crescerà molto».

Quali sono ora i timori di Genny per il figlio?
«Pietro ha quattro anni ed è un bambino buono. Il papà sta facendo il possibile per farlo crescere in un ambiente sereno. Questa è la sua speranza».

Com’è stato ritrovare Marco D’Amore dietro la macchina da presa?
«Interessante. Marco è un bravissimo attore e lo è altrettanto alla regia (l’attore è il regista di due episodi della serie, ndr)».

Visto il successo di “Gomorra”, ha mai temuto di restare troppo vincolato al suo personaggio per ottenere altri ruoli?
«Non vivo questa paura. E poi è una domanda a cui potrei rispondere tra dieci anni se nel frattempo non ottenessi altri ingaggi».

Negli ultimi anni i film “made in Naples” stanno conquistando sempre più pubblico e critica.
«Napoli è un set naturale, ricca di scenografie naturali e di attori… naturali. Prima di “Gomorra” c’erano due produzioni in contemporanea sul territorio mentre adesso ce ne sono più di dieci. Negli ultimi sei anni questa serie ha portato lavoro e visibilità alla città, agli attori e alle maestranze. E tutto questo è motivo di orgoglio».

“Gomorra” ha spopolato anche negli Stati Uniti e lei ha detto che il suo sogno sarebbe lavorare in America. Ci sono novità?
«Ci sono dei progetti in ballo ma vedremo cosa mi riserverà il futuro. Sono ambizioso e cerco di confrontarmi con situazioni migliori per dimostrare a me stesso e agli altri quello che valgo. Mi impegno a farmi trovare pronto qualora mi si presentasse la grande occasione».

Che consigli darebbe ai ragazzi che vogliono diventare attori?
«Non c’è una formula segreta. Io dico sempre ai giovani di coltivare la loro passione con lo studio e l’impegno. Questo lavoro è fatto di sacrifici, di dedizione e di molta fortuna».

Qual è il film che le ha fatto scoprire l’amore per il cinema?
«Sono cresciuto a pane e film di Totò, che mi divertivo a guardare con mio nonno. E poi ho sempre amato anche nei giochi di bambini interpretare dei personaggi e creare storie».

A proposito, lei da bambino com’era?
«Ero un piccolo Bud Spencer. Sin da bambino ho sempre detestato le ingiustizie e le sopraffazioni. E per questo mi sono sempre definito il “bullo dei bulli”. Chiunque commetteva un’ingiustizia con me non la scampava».

Dica la verità: ogni tanto si diverte a imitare Genny?
«Ma no! Sono un bonaccione, però quando mi fanno arrabbiare divento pericoloso… (sorride)».

Il 21 marzo la vedremo al cinema in “L’eroe”, dove vestirà i panni di un giornalista. Non le piacerebbe cimentarsi come regista?
«Per il momento sto ancora imparando a fare l’attore».