“Scene da un matrimonio”, Jessica Chastain: «Non voglio più sminuirmi per un uomo»

A Venezia 78 l'attrice ci parla della serie che la vede protagonista con Oscar Isaac e che vedremo su Sky dal 20 settembre

10 Settembre 2021 alle 10:37

Ci vuole coraggio per creare la nuova versione di un classico come “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman. E a Jessica Chastain, anche produttrice, quel coraggio non manca. Così si è buttata in questa avventura insieme al regista Hagai Levi e al coprotagonista Oscar Isaac. Nella serie, che vedremo su Sky e Now dal 20 settembre, i due attori sono superbi nel mettere in scena la crisi di una coppia benestante, che scoppia quando la donna decide di andarsene per vivere un nuovo amore. Cause, colpe, speranze e soprattutto dolori di una separazione: tutto è analizzato profondamente e addirittura spietatamente, come nell'originale bergmaniano. In questa intervista l'attrice ci parla della serie e dell'emancipazione femminile (per cui si batte da sempre) ma anche del suo matrimonio con Gian Luca Passi di Preposulo. E di come, grazie a lui, il nostro Paese sia diventato per lei una seconda patria.

Rispetto all'originale di Bergman, qui la donna è più forte e indipendente...
«I rapporti tra i generi sono cambiati e la serie lo mostra. Sesso, essere madri, chi lavora e chi no in famiglia: cose che cambiano e su cui è eccitante riflettere. Cosa significa essere madre e moglie oggi rispetto ai tempi di Bergman? Mira, il mio personaggio, è quella che ha più successo sul lavoro e si sente quasi in dovere di sminuirsi, per non ferire l'ego del partner. Era interessante vederla farsi il più piccola possibile perché il suo uomo si sentisse un re. Ma non è mai una buona idea cercare di ammutolire una parte di te: tornerà fuori e si vendicherà. È successo anche a me ed è il motivo per cui ho deciso molto presto di non fare mai coppia con un attore. Uno dei miei primi partner era un collega e ogni volta che avevo successo mi dispiaceva, perché avevo paura che si sentisse sminuito dal confronto. E allora mi sminuivo io. Non va bene. A quel punto ho capito che dovevo trovare qualcuno che vedesse i miei successi come fossero suoi. Ho scelto mio marito perché celebra ogni mio successo e mi incoraggia, e io faccio lo stesso con lui».

Suo marito GIan Luca è italiano e qui a Venezia lei ha detto che ama la nostra cultura. Come l'ha conosciuta, in particolare?
«All'inizio non capivo l'italiano. Mio marito mi portava qui e mi faceva visitare luoghi diversi. Pian piano ho scoperto il cibo, l'architettura, le bellezze naturali... Oggi in Italia mi sento a casa. Per me è il posto migliore per ricaricarmi. A proposito: la cosa che mi ha stupito di più è l'usanza del “sonnellino” pomeridiano dopo un grande pasto. È una cosa che io non facevo da quando ero una bambina piccola. L'idea di poter partecipare a un pasto sontuoso e poi semplicemente farsi una dormitina è favolosa per me».

Cos'è per lei una famiglia?
«Non penso che la famiglia sia definita da un rito o da una istituzione. Penso che per ogni persona la parola “famiglia” può avere significati diversi. Per me è avere un legame molto forte con qualcuno. Per esempio: io e Oscar Isaac siamo famiglia. Ci siamo incontrati a scuola, eravamo studenti. Siamo amici da tempo, sappiamo cosa ci fa ridere e cosa ci fa soffrire. Era quello che serviva per rendere credibile la nostra coppia sullo schermo. Sul set sembrava che ci leggessimo nel pensiero e a volte volevo gridargli "esci dalla mia mente!". C'è una intimità che si sente, un'atmosfera quasi voyeristica, come se  ci spiassero in un momento privato. Era quasi doloroso da girare».

Come avete lavorato nel creare la coppia protagonista?
«Ci sono libri di terapia di coppia con mille domande per lui e per lei. Ne ho preso uno e ho cercato di rispondere come fossi Mira, e Oscar ha risposto alle domande dal punto di vista di Jonathan. Però a volte mi sono sentita molto imbarazzata. Mi solleva il fatto che Mira durante le 5 puntate si trasforma. E lo fa grazie al confronto, cercando la verità e l'onestà anche a costo di soffrire e far soffrire».

Onestà anche attraverso lo scontro?
«Sì perché a volte per avere una reale comunicazione devi dire cose che possono far male, che possono urtare la sensibilità degli altri. All'inizio Mira ha paura di dire e fare qualsiasi cosa perché è come se vivesse in una casa di carte, il rapporto tra i due è così fragile che ha paura di rovinare l'equilibrio della coppia. Lei cerca di proteggere Jonathan, di non urtarlo, di non farlo soffrire. Poi finalmente cominciano a comunicare davvero, a dire cose dolorose, ma attraverso quel dialogo troveranno onestà e amore».

In un'epoca in cui molti sono ossessionati dal “non ferire la sensibilità altrui”, al punto da voler censurare film e opere “problematiche”, la frase “a volte bisogna far soffrire per arrivare alla verità” è controcorrente. Coraggiosa.
«Non dico che sia giusto ferire di proposito i sentimenti altrui. Dico però che non puoi sentirti responsabile di come reagirà l'altro e di cosa sentirà, se stai onestamente cercando la verità. Non dipende da noi se gli altri si sentiranno offesi o no. Attenzione, non sto dicendo che bisogna essere crudeli; tutto quello che pensiamo può essere detto con tatto e in maniera rispettosa. Ma dobbiamo avere l'onestà di dire la nostra verità».

Una volta mettere al primo posto i propri sogni era definito egoismo. Oggi è il valore supremo. Se ne parla anche nella serie. Sacrificarsi per gli altri o liberarsi da ogni legame... qual è la soluzione?
«Qualsiasi scelta porta con sé un prezzo da pagare. Fare questa o quella scuola, questo o quel lavoro, stare con questa o quella persona... È come in “Sliding doors”. A ogni scelta dici addio a un'altra versione di te. Ma io sono ottimista, positiva, e quindi penso che sia bello così: il mondo è pieno di possibilità. E non deve per forza guidarti l'egoismo. A me, per esempio, rende felice vedere gli altri felici».

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