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Siamo stati sul set di «Suburra», prima serie italiana di Netflix

La regia di Michele Placido. Nel cast Claudia Gerini, Filippo Nigro e Alessandro Borghi. Dieci puntate che, entro la fine del 2017 saranno visibili in streaming da oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo

Foto: Alessandro Borghi sul set di «Suburra»

27 Giugno 2017 | 11:37 di Stefania Zizzari

È aprile. Sul lungomare di Ostia tira un vento gelido e fortissimo. Ha appena smesso di piovere e le nuvole lasciano spazio al sole. Si può riprendere a girare. E Alessandro Borghi commenta sorridendo: «Mi verrà una bronchite, lo so già...». Siamo sul set di «Suburra», la prima serie originale italiana di Netflix, diretta da Michele Placido e prodotta da Cattleya, che verrà vista in streaming, a partire dai prossimi mesi, da oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo.

Tratta dal  romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, la serie è ambientata a Roma e Ostia tre anni prima rispetto alle vicende raccontate dall'omonimo film del 2015. E descrive gli intrecci di potere della Chiesa, della politica, della criminalità organizzata, di imprenditori corrotti.

La scena che si sta per girare farà parte del decimo e ultimo episodio della serie. È ambientata appena fuori dal ristorante di famiglia di Numero 8 a Ostia. Alessandro Borghi, che interpreta Numero 8, ha un confronto con la sorella Livia (Barbara Chichiarelli) su questioni di affari e di potere.

«La differenza più grande rispetto al film è che con la serie hai a disposizione più tempo per raccontare meglio il tuo personaggio» spiega Alessandro Borghi. «Mi piace l'idea di mostrare come Aureliano Adami sia diventato Numero 8 e come sia arrivato a gestire il mercato della droga di Roma e di Ostia. Lo vediamo negli anni precedenti, quando è in una famiglia che gli va stretta e sente il bisogno di prendere altre strade. È stato interessante ringiovanirlo sia dal punto di vista estetico che da quello della sua consapevolezza. D'altronde confesso che da spettatore non sono mai stato attratto dai prequel allora per suscitare interesse nel pubblico c'è stato bisogno di una struttura narrativa complessa. E il risultato è incredibile. Siamo riusciti a dare a Numero 8 una serie infinita di sfumature: non è certo il cattivo e basta».

Anche Giacomo Ferrara, che interpreta Spadino Anacleti, era nel cast del film. «Spadino appartiene a un clan gitano dei Sinti. La società Sinti ha regole e tradizioni antiche e lui non riesce a farle sue, sente di non appartenere a quella cultura e cerca di trovare la sua identità al di fuori della sua comunità. All'inizio Spadino si sente inadeguato ovunque, non capisce quale sia il suo posto nel mondo. E allora balla. La danza gli permette di isolarsi e allo stesso tempo di nascondere quella emotività che tenta di uscire ma che lui non si può permettere di mostrare».

Eduardo Valdarnini interpreta Lele Marchilli: «È un ragazzo della Roma bene, figlio di un integerrimo poliziotto, che però cerca un “riscatto sociale” perché non accetta questa appartenenza al ceto medio borghese, da cui si vuole allontanare. E allora comincia spacciando droga alle festicciole, ma poi si ritrova invischiato in un giro più grande di lui. Lele ha una forma di narcisismo malato, che utilizza come difesa. È un cattivo, è vero, ma nella serie si capirà come è arrivato fin lì. In fondo è un ragazzo normale, ambizioso, che si trova davanti a delle scelte». 

Nel cast c'è anche Claudia Gerini nei panni di Sara Monaschi. «È una consulente, revisore dei conti, del Vaticano» spiega l'attrice. «È una donna borghese, ambiziosa, di grande potere. È laureata in economia alla Luiss, ha sposato un uomo nobile, a capo di una grande società edilizia. Ma Sara ha un grande talento non solo in economia e nella finanza, ma nelle relazioni sociali e nel sapersi muovere nei salotti romani. Va a Messa tutte le mattine ma ha un'ambizione smisurata e un grande “pelo sullo stomaco”. È un ruolo pieno di sfumature, che ho cercato e voluto tanto perché questa serie è un progetto molto interessante. E poi abbiamo girato in alcune location meravigliose come i Musei Capitolini, Palazzo Spada, la Biblioteca Angelica».  

«Interpreto Amedeo Cinaglia, il presidente della commissione edilizia» dice Filippo Nigro. «È un uomo che parte integerrimo e non si rende conto da subito del potere che ha. Poco a poco capisce di essere circondato da uomini corrotti e se parte come l'uomo delle cause perse, poi arriva a cambiare totalmente posizione. Spinto anche dal senso di rivalsa nei confronti della sua ex moglie (interpretata da Lucia Mascino ndr) che è una parlamentare importante e che è sempre stata più in alto di lui».

A tenere le fila del gioco di potere, uno dei personaggi più potenti della storia, il Samurai interpretato da Francesco Acquaroli. «È il Re di Roma» spiega l'attore. «Da anni è il punto di riferimento degli interessi loschi e illeciti della capitale e non solo. Eppure ha una sua sobrietà che mi affascina, ha qualcosa dello stoico, un rigore, una autodisciplina che contrasta con l'idea del re. Beninteso, è un uomo violento e a volte questo esce fuori in modo evidente, ma è anche uno che si muove a suo agio con vescovi, cardinali e politici».