“Speravo de morì prima”: trama, cast e personaggi

Pietro Castellitto è Francesco Totti nella biografia in arrivo su Sky il 19 marzo

11 Marzo 2021 alle 09:21

Lo hanno definito l’ottavo re di Roma. E allora, com’era successo per “Romulus”, il primo re, anche per raccontare Francesco Totti, uno dei più forti calciatori italiani di sempre e il più grande campione della Roma, arriva una serie. Dal 19 marzo, su Sky Atlantic e in streaming su Now Tv, parte “Speravo de morì prima”, sei episodi diretti con mano leggera da Luca Ribuoli (“La mafia uccide solo d’estate”).

Trama

Tratta dal libro “Un capitano”, dello stesso Totti e Paolo Condò, a cui ha già attinto Alex Infascelli per il documentario “Il mio nome è Totti” (su Amazon Prime Video), racconta l’ultimo anno e mezzo di carriera del calciatore: dal ritorno dell’allenatore Luciano Spalletti alla guida della Roma allo struggente addio al calcio di Francesco.

Francesco e Ilary

Nei panni del campione c’è Pietro Castellitto che, già abituato a portarsi addosso un cognome impegnativo (il padre è Sergio Castellitto), da romanista verace si misura con il Mito. «Il mio primo ricordo di Francesco Totti... non me lo ricordo! È una figura talmente iconica, è stata così presente nella mia vita che insomma, diventa complicato capire come e quando l’hai conosciuta» ci racconta. «Ricordo molto bene, invece, la prima volta che l’ho visto dal vivo: è stato proprio grazie a questa serie. Ci ho pranzato assieme. Lui mangiò una pasta e fagioli e per tutto il pranzo tenne banco».

Pietro, che oltre a essere attore lo scorso anno ha debuttato alla regia (“I predatori”), è consapevole delle difficoltà che comporta interpretare un personaggio vivente, e per di più così famoso: «Mi spingeva la soddisfazione incredibile di riuscire a dare carne a un ricordo così eterno della mia vita. Sono cresciuto con un suo poster in camera e il paradosso di doverlo interpretare mi è sembrato una cosa bellissima, una chiamata del destino a cui non potevo dire assolutamente di no. È stato veramente un sogno che si è avverato. Ho percepito qualcosa di molto simile a un senso di responsabilità davanti alla macchina da presa. Nasceva proprio dalla voglia di rendergli onore e di renderlo felice. Totti è veramente un’icona, quindi è come fare una serie sul figlio di sei milioni di padri. Ero molto curioso di come una vita così semplice e unica potesse essere rappresentata in maniera epica. Perché la vita di Totti è epica. È in assoluto un gladiatore, un predestinato che ha fatto i conti con la propria sorte».

La preparazione al ruolo ha preteso un impegno totale: «Francesco non mi ha detto assolutamente nulla e neanche io gli ho fatto domande. O meglio, gliene ho fatte, ma solo calcistiche. Oltre a cambiare dieta, perché ho messo su quasi 10 chili, e a fare molta palestra, ho rivisto le sue interviste e cercavo di passare delle giornate con i suoi pensieri. Ho fatto quello che faccio sempre: ho convissuto con il personaggio, che in questo caso si chiama Totti. La cosa fondamentale era cercare di catturarne quell’essenza ironica che da sempre lo contraddistingue, che lo rende unico, anche in campo, anche mentre gioca».

Nei panni della moglie del calciatore, la showgirl Ilary Blasi, c’è Greta Scarano, chiamata anche lei a misurarsi con un volto molto noto al grande pubblico. «Il vero matto è stato Pietro, a confrontarsi con una divinità» si schermisce sorridendo. «Confesso che quando Ribuoli me l’ha proposto ero un po’ sorpresa, ma lui, che è di Alessandria, mi ha fatto notare che io e Ilary parliamo praticamente allo stesso modo. E in effetti è vero! Siamo della stessa zona di Roma e abbiamo una parlata molto simile. È stata una bellissima esperienza. Anche la vita di Ilary è molto ben documentata: ho divorato i video su di lei e anche se riguardano soprattutto il suo lavoro, ho capito che è una persona molto genuina. Non c’è una grande differenza fra il personaggio televisivo e la persona. Lei è davvero come la vedi in tv: semplice, solare, schietta. A me piace usare il termine “sportiva”. Forse è proprio questo di lei che ha colpito Totti. Quando l’ho conosciuta, mi ha confermato queste mie impressioni. Ci siamo viste in un baretto ed è stato tutto molto naturale. Le ho chiesto le cose che credevo mi aiutassero di più a capire il loro rapporto, che è molto equilibrato. Si vede che c’è una coerenza nei loro comportamenti».

E Totti? Come ha reagito davanti a un’altra Ilary? «È venuto spesso a trovarci sul set. Simpaticissimo, scherzoso, mi diceva: “A Ilary, viè qua!”. Non sono una super tifosa, anche se vengo da una famiglia di romanisti, però non puoi essere di Roma e non cogliere la grandezza di Totti: ha quella semplicità, quell’umorismo, quel cinismo a tratti, che ci rappresenta, che è parte della romanità».

Una carriera irripetibile

Francesco Totti

La favola di Francesco Totti è cominciata il 28 marzo del 1993 a Brescia, quando Vujadin Boskov, allenatore slavo della Roma, a una manciata di minuti dalla fine lo buttò in campo, a soli 16 anni.

Totti, detto “Er Pupone”, o più solennemente “Il Capitano”, è stato una delle stelle più brillanti del calcio italiano di tutti i tempi e uno dei più forti calciatori della sua generazione. Solo cinque anni dopo quei pochi minuti di Brescia, gli veniva affidata la fascia da capitano. Con la Roma ha giocato per 25 stagioni, vincendo uno scudetto ¬(2000-2001), due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006-2007 e ¬2007-2008). Inoltre è il secondo miglior marcatore della storia della Serie A con 250 gol. Con la Nazionale è stato campione del mondo nel 2006 e vicecampione d’Europa nel 2000.

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