Su Prime Video arriva “Prisma”. Intervista al regista Ludovico Bessegato

La nuova serie italiana è una storia corale che racconta con onestà e realismo l'adolescenza

Mattia Carrano è il protagonista di "Prisma", su Prime Video dal 21 settembre, in un doppio ruolo
20 Settembre 2022 alle 10:45

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L’adolescenza è un’età complessa e piena di contraddizioni, variegata come un caleidoscopio. Anzi, come un prisma, che non a caso è anche il titolo della nuova serie teen di Prime Video, disponibile dal 21 settembre. Nel cast troviamo, tra gli altri, Mattia Carrano, Lorenzo Zurzolo, Caterina Forza, Chiara Bordi e LXX Blood, con un cameo di Achille Lauro.

Diretta da Ludovico Bessegato (già showrunner di “SKAM Italia”), con una sceneggiatura firmata da lui e da Alice Urciuolo, “Prisma” è una serie di formazione che parla di un gruppo di adolescenti di Latina alla scoperta di se stessi. Al centro del racconto ci sono due gemelli, Andrea e Marco (entrambi interpretati dall’esordiente Mattia Carrano), tanto simili quanto diversi. Mentre Marco, campione di nuoto, fa i conti con la sua introversione e i postumi di un infortunio, Andrea all’insaputa della famiglia sta esplorando la sua identità di genere.

Mattia Carrano interpreta i gemelli Marco e Andrea

Attorno ad Andrea e Marco ruotano amici, rivali e compagni di scuola, per comporre un grande racconto corale. «Come tutti noi e soprattutto come gli adolescenti, sono alla ricerca di se stessi» ci ha raccontato Ludovico Bessegato. «C'è chi sta esplorando la propria identità di genere, chi sta sviluppando il proprio orientamento sessuale; ci sono due ex giovanissimi campioni di nuoto che cercano di capire se sia ormai troppo tardi per sognare di poter diventare dei campioni o devono cambiare progetto di vita, c'è chi vede la musica come occasione di riscatto, c'è chi affronta la sua disabilità». 

È un quadro composito di storie e identità diverse che si intrecciano in un unico grande racconto guidato da un preciso fil rouge: la volontà, come era stato anche per “SKAM Italia”, di affrontare l’adolescenza in maniera autentica e realistica, senza fronzoli né paternalismi.

Autenticità e realismo

«L’idea di fondo resta quella di non inventarci nulla, ma di ascoltare prima di raccontare un personaggio», ha detto Bessegato. E infatti le storyline di “Prisma” si ispirano a veri incontri fatti negli anni. Persino l’idea di avere come protagonisti principali due gemelli deriva dalla realtà: il personaggio di Andrea infatti si ispira all’incontro fatto da Alice Urciuolo, co-creatrice e sceneggiatrice della serie, con la poeta Giovanna Vivinetto (citata anche nella serie) ai tempi dell’università. Ragazza transgender con un fratello gemello, è stata proprio lei a dare a Urciuolo l’idea di portare sullo schermo un legame così particolare. 

Bessegato definisce il lavoro di ricerca e di ascolto «la stella polare» per poter raccontare i protagonisti con onestà e realismo. Per dare uno spessore autentico al personaggio di Carola (Chiara Bordi), ad esempio, Bessegato ha raccontato che «è stata fondamentale la consulenza Sofia Righetti». Campionessa di sci alpino paralimpico e attivista, Righetti «ci ha dato uno sguardo nuovo su come raccontare un personaggio con disabilità che non viene svilito da uno sguardo abilista né definito dalla sua disabilità». E infatti Carola è un’adolescente sfaccettata, e la sua identità non ruota attorno alla protesi che indossa: «è parte di lei – ha spiegato Bessegato – ma non la definisce completamente».

Mattia Carrano (Marco) e Chiara Bordi (Carola)

La provincia

La serie si svolge nella provincia di Latina, tra centrali nucleari e spiagge. «Volevamo allontanarci da “SKAM Italia”, che è una serie molto romana», ha detto Bessegato. «E poi Alice viene proprio dalla provincia di Latina, che ho trovato affascinante perché ha una storia recente e le mancano quegli elementi che si associano alla classica provincia italiana come il centro storico, il corso e la piazza principale. È una città particolare».

Quando si parla di provincia si parla anche di desiderio di fuga, un tratto che spesso accomuna gli adolescenti – chi non ha mai detto “a diciotto anni prendo e me ne vado?” – ma soprattutto i ragazzi che abitano nei paesi e nelle piccole città. E infatti Andrea dice di volersene andare: «Pensa che Latina non sia la città giusta per il tipo di esplorazione personale che vuole fare».

Una scena di "Prisma"

Non chiamiamole serie per ragazzi

“Prisma” è certamente un racconto di formazione che parla di un gruppo di adolescenti, ma non per questo è inadatto agli adulti. «Perché non ci stupiamo se un quindicenne si appassiona a “Breaking Bad” e invece ci sembra strano se un trentenne italiano si appassiona alla storia di un diciottenne?», ci ha chiesto Bessegato mentre parlavamo della presa che i racconti di formazione come “SKAM Italia” e “Prisma” possono avere anche su chi l'adolescenza l'ha superata da un pezzo. 

«È un approccio che rivela il nostro sguardo paternalista nei confronti dei giovani», ha detto. «Eppure io non sarò mai un professore di chimica nel New Mexico, mentre siamo tutti stati adolescenti. Quindi il processo di identificazione c’è».

Per Bessegato non è solo una questione di paternalismo, ma anche di cattiva rappresentazione e scrittura semplicistica delle serie teen. «Il racconto banalizzato dell’adolescenza ha portato il pubblico ad aspettarsi un certo tipo di prodotto. Ma basta trattare un sedicenne senza sconti, con lo stesso amore con cui racconteresti un trentenne». Il segreto di “SKAM Italia” prima e di “Prisma” adesso, del resto, è tutto qui.

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