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“The good doctor”, ora Shaun combatterà contro il Covid

Arriva su Raidue la nuova stagione. E il protagonista Freddie Highmore la presenta a Sorrisi. La serie fa i conti con la pandemia e riparte con un tuffo nella realtà per due puntate ad altissima tensione

Foto: Freddie Highmore è Shaun Murphy

31 Dicembre 2020 | 9:15 di Enrico Casarini

C’è una terribile tempesta in arrivo sul St. Bonaventure Hospital di San José. È una tempesta che purtroppo anche noi conosciamo bene, perché è la pandemia del Covid-19, ed era impossibile che nella nuova stagione di “The good doctor” non se ne parlasse. Come l’affronteranno Shaun Murphy e gli altri medici e infermieri dell’ospedale californiano? Lo vedremo da venerdì 8 gennaio, quando Raidue inizierà a mandare in onda la quarta stagione del medical drama che in un paio d’anni ha conquistato anche il pubblico italiano. Vivremo subito emozioni molto forti, meglio saperlo.

Al centro dell’azione naturalmente ci sarà sempre Shaun, il “buon medico” dalle capacità eccezionali, affetto da autismo, che adesso non solo dovrà misurarsi con una malattia che neppure lui conosce, ma dovrà anche gestire la sua giovane storia d’amore e coordinare un gruppo di aspiranti specializzandi… Tre questioni per lui complicatissime. Ce la potrà fare? Solo una persona potrebbe fare una diagnosi adeguata della situazione: Shaun, ovviamente. E per questo abbiamo intervistato Freddie Highmore, che lo interpreta. Un faccia a faccia virtuale tra l’Italia e Vancouver, in Canada, dove si gira la serie.

Freddie, partiamo dall’impatto della pandemia su Shaun…
«È tremendo. Shaun è preparatissimo, e lo sappiamo bene, ma questa è una situazione nuova, di fronte a cui nessuno poteva essere pronto. Sui libri di medicina di Shaun non se ne parla e quindi anche lui dovrà imparare tutto “in trincea”».

Come avete fatto a includere il tema del Covid-19 negli episodi di questa stagione?
«Gli episodi sono stati scritti per lo più tra la primavera e l’estate del 2019, quindi poi gli autori hanno dovuto misurarsi con la nuova realtà. Hanno cercato di capirne gli sviluppi, consapevoli del fatto che non sapevano quando la serie sarebbe stata poi trasmessa e soprattutto come sarebbe stata la realtà al momento della messa in onda (che negli Stati Uniti è iniziata il 2 novembre, ndr). Quando abbiamo girato quelli che sono poi diventati i primi due episodi, dunque, la nostra preoccupazione principale è stata proprio quella di rendere omaggio agli eroi che nella vita reale si sono trovati coinvolti in questo dramma».

Quindi la pandemia non sarà il tema “unico” della stagione…
«Esatto. Dopo i primi due episodi, ci saranno altri riferimenti alla situazione, ma non saremo più nel pieno della pandemia. Prima delle puntate ci sarà una sorta di “dichiarazione” in cui diremo che la serie è ambientata in quel futuro migliore in cui tutti speriamo, ma che al momento è importante continuare a seguire scrupolosamente le norme di sicurezza».

Parliamo di amore, ora. Come proseguirà il fresco legame tra Shaun e Lea (Paige Spara)?
«Nella terza stagione abbiamo esplorato i primi momenti del loro amore, l’entusiasmo legato alla scoperta di questo sentimento. Nella quarta toccheremo i vari “sapori” della relazione andando più in profondità, dando più attenzione alle sfumature, soprattutto all’inizio, quando la pandemia costringerà Shaun e Lea a stare lontani. È un’altra sfida per lui».

Shaun deve affrontare anche un altro nuovo rapporto, però: quello con sei aspiranti specializzandi…
«E per lui sarà un rapporto non facile. Per il pubblico, invece, sarà bello vedere come se la caverà. Insomma, per la prima volta dovrà prendersi anche la responsabilità di azioni compiute da altri. È chiaro che sarà bravo a dare consigli e a impartire “lezioni” di medicina, ma sarà anche più interessante vederlo alle prese con questioni personali. Come reagirà quando salteranno fuori complicazioni per un malato? Saprà stare vicino agli specializzandi magari per confortarli e aiutarli a tornare in ospedale il giorno dopo aver “perso” un paziente?».

Per molte persone autistiche Shaun è un esempio e lei lo avrà riscontrato. C’è stata una “reazione” al suo lavoro in “The Good Doctor” che l’ha colpita particolarmente?
«Mi è capitato di “registrare” reazioni fortissime, sintomo che il tema è molto sentito. Resta il fatto che sono anche queste reazioni che rendono importante la serie. Sono una grande fonte di ispirazione e io sono felice del fatto che il mio personaggio abbia questi riscontri: vuol dire che ha una responsabilità, una responsabilità che io faccio mia e non sento leggera».