Home TvSerie tv“Unorthodox”: la miniserie Netflix sugli ebrei ultraortodossi

“Unorthodox”: la miniserie Netflix sugli ebrei ultraortodossi

Ispirata a una storia vera, racconta di una diciannovenne che scappa dalla comunità Satmar di Brooklyn per iniziare una nuova vita a Berlino

Foto: "Unorthodox"

24 Aprile 2020 | 15:27 di Giulia Ausani

Sul grande e piccolo schermo troviamo spesso quelle storie che gli anglofoni chiamano coming of age e che noi definiremmo “di formazione”, cioè film e serie tv che raccontano il momento della maturazione dei loro giovani protagonisti, quelle tribolazioni che permettono loro di crescere e diventare in qualche modo adulti. 

Anche se racconta la storia di una diciannovenne che scappa per iniziare una nuova vita altrove, la miniserie “Unorthodox” di Netflix è un po’ diversa dalle classiche storie di formazione a cui siamo abituati. Perché parla di una ragazza che scappa dalla sua comunità ebraica ultraortodossa fatta di rigide tradizioni patriarcali, una realtà a noi quasi del tutto estranea ma che impariamo a conoscere grazie all’approccio quasi documentaristico della serie (che è ispirata alla vera storia di Deborah Feldman e alla sua autobiografia, diventata caso editoriale nel 2012). 

Scritta da Anna Winger e Alexa Karolinski, e diretta da Maria Schrader, “Unorthodox” è una miniserie in quattro episodi e ruota attorno a Esther (Shira Haas) detta Esty, diciannovenne che scappa dal marito e dalla comunità chassidica del quartiere newyorchese di Williamsburg per rifugiarsi a Berlino, dove spera di iniziare una nuova vita e inseguire quei sogni che prima le erano preclusi.

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Esther ha la testa rasata e porta una parrucca perché nella sua comunità alle donne sposate è fatto divieto mostrare i capelli a chiunque non sia il marito in quanto considerato sconveniente. Per lo stesso motivo non può cantare in pubblico e prende lezioni di pianoforte in segreto. 

Ispirata a una storia vera

La miniserie è liberamente ispirata all’autobiografia di Feldman. Anche se Esty è un personaggio immaginario, la sua storia riprende in parte quella vera della scrittrice, cresciuta a Williamsburg e sposatasi molto presto, prima di lasciare la comunità e trasferirsi a Berlino. La comunità ultraortodossa in questione è quella Satmar, fondata dopo la seconda guerra mondiale da un rabbino ungherese. Come spiegato nell'episodio speciale “Unorthodox - Dietro le quinte”, la maggioranza dei residenti è composta da sopravvissuti all’olocausto e dai loro discendenti. Mettere al mondo dei figli è quindi per tutti un vero e proprio dovere morale anche per riempire in qualche modo il vuoto lasciato dal genocidio nazista, come dice la stessa Esty alla ginecologa che la visita a Berlino. 

Berlino e New York

È proprio a Berlino che “Unorthodox” prende una piega diversa rispetto alla biografia di Feldman: Esty scopre la varietà del mondo grazie a un eterogeneo gruppo di giovani musicisti che incontra per caso, mentre il marito e un cugino si mettono sulle sue tracce per ritrovarla e riportarla a casa.

Se le scene a Berlino mescolano le tematiche del racconto di formazione ai toni quasi da thriller dell’inseguimento di Esty da parte del marito, quelle a New York sembrano un documentario e sono il risultato di approfondite ricerche da parte del team di produzione. Tutto è estremamente autentico: i personaggi parlano yiddish, la scena del matrimonio è curata nei minimi dettagli tra costumi e tradizioni, con tanto di festeggiamenti separati per uomini e donne. 

Per approfondire

Per scoprire di più sulle comunità ebraiche ultraortodosse, su Netflix ci sono anche “One of us”, documentario del 2017 che segue tre ebrei chassidici che decidono di lasciare la loro comunità tra l’ostracismo dei loro cari e le difficoltà del mondo “esterno”, e la serie “Shtisel”, che ruota attorno alle vicende di un patriarca ortodosso e della sua famiglia.