Home TvSimona Ventura e X Factor: «Per me è il programma più bello d’Italia. Io e Mika ci scambiamo regali»

31 Ottobre 2013 | 09:17

Simona Ventura e X Factor: «Per me è il programma più bello d’Italia. Io e Mika ci scambiamo regali»

«Passare a Sky è stata la scelta migliore che potessi fare. Mi ha cambiato la vita. Mika è gentilissimo, arriva sempre con un regalo. Sa che mi piacciono le cose di Smythson, una famosa linea di pelletteria inglese che da noi non c’è»...

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Simona Ventura e X Factor: «Per me è il programma più bello d’Italia. Io e Mika ci scambiamo regali»

«Passare a Sky è stata la scelta migliore che potessi fare. Mi ha cambiato la vita. Mika è gentilissimo, arriva sempre con un regalo. Sa che mi piacciono le cose di Smythson, una famosa linea di pelletteria inglese che da noi non c’è»...

31 Ottobre 2013 | 09:17 di Redazione

Simona Ventura ha un aspetto fantastico. Sembra proprio felice. «Per forza, lavoro nel programma più bello d’Italia» dice lei. Poi non aggiunge altro, come se fosse tutto chiaro così. Ormai sono passati cinque anni dalla sua prima esperienza come giudice di «X Factor»: era il 2008 e andava in onda su Raidue. «La verità? Passare a Sky è stata la scelta migliore che potessi fare. Mi ha cambiato la vita».

Intende la vita lavorativa o quella privata?
«Entrambe. Vivo in un equilibrio perfetto. Prima il lavoro impegnava gran parte del mio tempo, ora posso divertirmi con la tv senza perdere un momento della vita dei miei figli».

A loro piace «X Factor»?
«Certo, le puntate registrate le abbiamo guardate tutti insieme. Il bello del programma è questo: piace a tutti, indipendentemente dall’età e dalla provenienza. Ed è anche educativo, per i ragazzi».

Educativo, addirittura?
«Sì, perché è meritocratico. Da noi non esistono raccomandazioni: vai avanti se sei bravo. E se lavori come un pazzo per migliorarti ».

In quest’edizione lei è sembrata assai severa. Nei casting è quella che ha detto più no e continua a predicare umiltà.
«Sono la mamma di ragazzi adolescenti e conosco bene il loro mondo: sono confusi, scoraggiati, a volte rassegnati. Con loro bisogna essere onesti e non dare false illusioni. Soprattutto ora che tutte le certezze stanno crollando, i ragazzi devono sapere che il successo non arriva per caso».

Una bella responsabilità, per un talent show.
«Non sto dicendo che da “X Factor” provenga chissà quale lezione. Però la mia generazione per amore ha cercato di rimuovere ogni difficoltà dalla vita dei figli. E abbiamo sbagliato. È giusto mostrare in tv che essere bravini non è sufficiente per andare avanti, che è possibile fallire, soffrire, vedere il proprio sogno infranto».

Anche lei ha iniziato con un talent show. Nel 1985, quand’era ancora sconosciuta, ha partecipato come concorrente a «W le donne» di Andrea Giordana.
«Ora che mi ci fa pensare è vero. E ho anche vinto!» (ride).

Ripensando a quella Simona trova delle somiglianze con i concorrenti di «X Factor»?
«Eccome. Rivedo entusiasmo, impegno, desiderio. Il bisogno disperato di avere un’opportunità per mostrare il proprio valore».

Quando guarda «X Factor» con i suoi figli loro che cosa le chiedono?
«Più che altro i biglietti per andare a vedere lo show in teatro con i loro amici» (ride).

Non criticano le sue scelte di giudice?
«Beh, il fatto che abbia escluso inizialmente Osso e Mr Rain dalla mia squadra a loro non è piaciuto».

È una scelta che hanno criticato in molti.
«Che dovevo fare? Avevo già un gruppo che mescolava rap e pop, gli Ape Escape. Non potevo puntare tutto su un genere solo. E poi con il ripescaggio fin dall’inizio speravo di ritrovarmi con quattro gruppi in gara».

Parliamo anche degli altri, allora. I Freeboys sembrano fare il verso agli One Direction.
«Prima di tutto ho conosciuto gli One Direction e sono dei grandissimi artisti. Avercene. E sui Freeboys sto lavorando molto, li porterò lontanissimo dal mondo delle boyband e da tutto ciò che la gente si aspetta da loro».

Gli Street Clerks, infine.
«Sono originali, sono veri. Hanno la musica dentro, bisogna sentirli quando si esibiscono con i loro strumenti. Sembrano usciti dagli Anni 70, stupiranno tutti».

Perché «X Factor» non era il programma più bello d’Italia, quando era sulla Rai?
«Perché era sulla Rai. Bisognava pensare a un pubblico molto più ampio, fare contenti tutti, scegliere sempre canzoni popolari».

Se questa nuova versione di «X Factor» andasse in onda su Raidue, dunque, la guarderebbero in pochi?
«No, la guarderebbero in molti. Moltissimi».

Com’è andato l’innesto di Mika in giuria?
«Parlano i fatti. Sono tutti pazzi di lui. È dolce, ironico, acuto. Ed è gentilissimo, arriva sempre con un regalo».

Che cosa le ha regalato?
«Sa che mi piacciono le cose di Smythson, una famosa linea di pelletteria inglese che da noi non c’è».

Lei ha ricambiato?
«Va matto per il vino rosso. Gli ho fatto scoprire l’amarone».

Ho visto che avete una bella confidenza. Sembra essersi affidato a lei.
«Ma no, è solo per la lingua».

Ma lui ormai parla bene l’italiano.
«Ma no, è per me. Devo esercitare il mio inglese» (ride).

Immaginiamo che i giudici di «X Factor» debbano diventare cinque, e che lei possa rubarne uno a un altro talent.
«Di certo non Bastianich. L’ho sentito suonare, lui crede di essere una rockstar. È bravino, per carità, ma insomma… (ride). E comunque il giudice severo c’è già, sono io. Prendo Cracco, piuttosto».