Home TvSoapLando Buzzanca: «Massimiliano ha il suo “Posto al sole”»

Lando Buzzanca: «Massimiliano ha il suo “Posto al sole”»

Parla del figlio, attore come lui e ora nel cast della soap di Raitre: «Credetemi, è più bravo di me»

Foto: Lando Buzzanca abbraccia con affetto il figlio Massimiliano

05 Novembre 2020 | 12:31 di Tiziana Lupi

Il padre lo avrebbe voluto avvocato e lui, per alcuni anni, ci ha provato. Nel 2001, però, Massimiliano Buzzanca ha ceduto le quote del suo studio e si è messo a fare l’attore seguendo la passione di sempre. E ora, dopo anni di tv, cinema e teatro, lo vedremo in “Un posto al sole”, nei panni del professor Igor Volpicelli: entrerà in scena venerdì 13 novembre.

«Igor è un chirurgo e docente di Neurologia, burbero ma attentissimo ai suoi pazienti» ci anticipa Massimiliano. «Ed è, diciamo, conteso da due studentesse che vorrebbero fare entrambe la tesi di laurea con lui». Tra gli spettatori in prima fila ci sarà, naturalmente, suo padre Lando: «Quella per me è l’ora del tg, ma rinuncerò volentieri e mi sintonizzerò su Raitre. Sono sempre curioso di vedere Massimiliano al lavoro. Fino a oggi non mi sono mai perso un suo spettacolo, figuriamoci se mi perdo questo» assicura l’85enne attore siciliano.

Lando, all’inizio lei non voleva che Massimiliano facesse l’attore. Perché?
«Perché l’ho sempre considerato troppo emotivo, fragile. E perché so cosa vuol dire stare a casa giorni, settimane, persino mesi ad aspettare una telefonata. Poi lui ha studiato tanto per laurearsi e crearsi una carriera come avvocato. Avrei voluto che fosse ricordato come Massimiliano Buzzanca e non come mio figlio. Un giorno, invece, è venuto da me e mi ha detto: “Papà, se devo combattere per cercarmi i clienti o per cercarmi un ruolo in un film, preferisco farlo per un film”. Quando me lo ha detto, non gli ho parlato per un anno. Ma ora eccoci qua».

Che cosa le ha fatto cambiare idea?
«L’ho visto recitare in una fiction. Anzi, mia moglie Lucia sapeva che lui era il protagonista di una fiction e me l’ha fatto vedere. Appena l’ho visto sullo schermo ho capito che aveva le carte in regola per poter raccontare un personaggio, un uomo. Quella sensibilità, che era il motivo per cui non volevo che facesse l’attore, è la stessa per cui può fare questo mestiere. E può farlo anche bene. Non lo dico perché sono suo padre, ma lui è più bravo di me. Ha una scintilla che lo porta a scavare nei personaggi più di quanto abbia fatto io. È partito da me, ma è andato oltre. Quando era piccolo, era molto curioso del mio lavoro. Intorno ai 9 anni lo scoprivo nel mio studio a leggere di nascosto i copioni che mi proponevano o quelli dei film appena girati. Li recitava, senza sapere che io lo stavo guardando».

Massimiliano, perché ha voluto fare a tutti i costi l’attore?
«Avevo solo 11 anni quando mio padre, che in quel periodo recitava al Teatro Sistina, ebbe la febbre. Imparai a memoria la commedia proponendogli di sostituirlo. Ovviamente non fu possibile, ma uno così come avrebbe potuto fare l’avvocato? L’ho fatto per un po’ di tempo, solo per far contenti i miei genitori».

Non ha mai pensato che il suo cognome potesse essere ingombrante nel mondo dello spettacolo?
«Il cognome Buzzanca è stato ingombrante anche quando facevo l’avvocato. Più di una volta mi è capitato che il giudice, leggendo come mi chiamavo, mi dicesse: “Ma lei è il figlio di Lando? E che sta a fare qui? Perché non fa l’attore?”. Per non parlare degli sguardi strani che mi sono preso in tribunale a causa delle simpatie politiche per la destra che mio padre non ha mai nascosto di avere».

Lei e suo padre avete lavorato insieme solo una volta, nella serie “Il restauratore”.
«Penso che lui non mi abbia mai voluto sui suoi set per non farmi vedere quello che combinava!».

Lando, è vero?
«Mi avvalgo della facoltà di non rispondere (ride)».

Che cosa ricordate di quell’esperienza?
Massimiliano: «È stata l’unica serie per la quale non ho fatto il provino. Quando il produttore propose al regista Enrico Oldoini di farmi fare un provino per il ruolo dell’ufficiale dell’esercito che doveva arrestare mio padre, lui rispose: “Macché provino, lo conosco. Il ruolo è suo”».
Lando: «All’inizio pensavo che fosse venuto a trovarmi sul set: non mi aveva detto niente e non sapevo che fosse stato scelto. Poi l’ho visto con il vestito di scena ed è stata proprio una bella sorpresa. È stato buffo e commovente insieme. Io lo osservavo durante le prove della scena per vedere come se la cavava e mi sono anche distratto, sbagliando una battuta. Ci siamo divertiti e lui era emozionatissimo, anche se non lo confesserà mai».

Massimiliano, ma lei come ha trovato il suo “Posto al sole”?
«Un paio di mesi fa mi ha chiamato la mia agente e mi ha proposto di fare un provino. Dovevo recitare una scena della soap e, per registrarmi, mi sono fatto dare una mano da Raffaella, la mia meravigliosa compagna, e da sua figlia che ha 13 anni e che rideva come una matta mentre teneva in mano lo smartphone. Comunque, alla fine ci siamo riusciti e l’ho inviato. Il giorno dopo la mia agente mi ha richiamato: “Ce la fai a fare un tampone al volo? Devi correre a Napoli”».

Che cosa ha fatto allora?
«Sono saltato sulla moto e mi sono messo in fila per fare il tampone. Arrivato finalmente il mio turno, l’infermiere mi ha chiesto se avessi dei sintomi e, quando gli ho risposto che non ne avevo, mi ha detto che non potevo fare il tampone. Allora ho tentato il tutto per tutto e gli ho detto che ero appena tornato dalla Sardegna (dove allora c’era un focolaio, ndr). Lui mi ha fatto il tampone, che è risultato negativo, e io ho avuto il mio “Posto al sole”».