Home TvStella Pende: «Vi racconto gli orrori delle guerre lontane»

Stella Pende: «Vi racconto gli orrori delle guerre lontane»

La giornalista torna con «Confessione Reporter», dal 14 dicembre su Rete 4. In viaggio anche nella Nigeria di Boko Haram

Foto: La giornalista Stella Pende.  - Credit: © Pigi Cipelli

10 Dicembre 2015 | 16:22 di Franco Bagnasco

Stella Pende parla e sente, ma mi vede a fatica, con gli occhi pesti per via di una blefarite. «Me la sono procurata nel deserto della Mauritania, a 50°, con un misto di vento, sabbia e conchiglie frantumate negli occhi. Là girano totalmente coperti. Io toglievo e mettevo gli occhiali, e l’ho pagata: ricovero in clinica, antibiotici e collirio in quantità. Sono gli inconvenienti del mestiere...». La giornalista era in viaggio per preparare la nuova stagione di «Confessione reporter», al via lunedì 14 dicembre in seconda serata su Rete 4. Quattro puntate più un «meglio di» che nascono in un momento buio per l’Occidente, dopo l’orrore di Parigi.

Stella, dov’è andata questa volta?
«Anzitutto in Africa. Si parla della cattiveria dell’Isis, ma in Nigeria quelli di Boko Haram, l’organizzazione terroristica sunnita che ora si fa chiamare Stato Islamico dell’Ovest, sono persino peggiori. Quelli dell’Isis sgozzano, ma questi disgraziati sparano a mogli e madri incinte in fuga. Anche nel Ciad e in Niger sono terrorizzati. Ma non ne parla nessuno».

Perché?
«Sono tragedie lontane. Il terrorista che ammazza al concerto o al ristorante fa paura perché pensi che domani potrebbe capitare a te. Qui si preferisce volgere lo sguardo altrove, voltare pagina. È troppo pesante per noi».

Qual è il posto più difficile dove si è trovata a lavorare?
«Diffa, la città del Niger che mi ricorda al-Raqqa (la città siriana considerata il quartiere generale dello Stato islamico, ndr). Lì la gente scappa disperata come ad  al-Raqqa fanno i siriani. Si vedono madri in sedia a rotelle nei villaggi incendiati. Boko Haram usa bambine in bicicletta, orfane, con la cintura esplosiva sotto il vestitino. Spiegano loro che stanno per rivedere la mamma; poi, se hanno un ripensamento all’ultimo istante e tornano indietro, le fanno saltare in aria. Sono le donne che, come sempre, pagano di più».

E in Mauritania?
«Ufficialmente hanno abolito la schiavitù nel 1981. Ma c’è ancora, eccome. Molto diffidenti, mi hanno affiancato due “facilitateur”, come li chiamano, che in realtà sembrano più agenti del Kgb, come ho detto loro».

È difficile confrontarsi con queste realtà?
«Ti cambiano i parametri, i valori: quando torni a casa fai molta fatica a riabituarti alla vita normale, al cibo normale. Se senti un’amica che si lamenta dicendo che deve andare a farsi i colpi di sole, ti auguri che dal parrucchiere le mettano il polonio nel tè…».

Il 21 dicembre dedicherà una puntata ai kamikaze.
«La questione l’ho affrontata andando a parlare con Christine Boudreau, che in Canada ha creato un network, “Madri per la vita”, che si occupa di contattare le famiglie di questi fanatici cercando di agire sulle madri per tentare di riportarli sulla giusta strada. Una donna ha simulato di avere un cancro pur di convincere il figlio a lasciare la jihad».

Dopo tante tragedie, darà spazio anche a inchieste più leggere?
«L’ultima puntata, “Amour”, sarà sul sesso fra i 65 e gli 80 anni, che pare sia vivacissimo, come rilevano molte indagini. La vita media si è alzata di 20 anni, e oggi in Italia ci sono 16.000 centenari. Anche gli anziani hanno diritto ad affetti e sessualità».

Il sangue a Parigi ha riportato d’attualità il nome di Oriana Fallaci...
«Non sono mai stata una sua fan. Credo che le sue cose migliori siano state alcune interviste ad attori, come Mastroianni. Per il resto non sono d’accordo sull’idea di seminare altra rabbia e altro odio. Non credo porti da nessuna parte. Anzi, porta a quel che ho visto l’altro giorno in tram».

Che cosa ha visto?
«Un ragazzetto ha sputato in faccia a una tranquilla ragazza indiana, che aveva il velo, scambiandola per musulmana. Mi sono trattenuta dal prenderlo a calci perché era molto giovane».  n