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07 Settembre 2009 | 11:37

Terence Hill: a cavallo in «Doc West» e giovedì sulla bicicletta di Don Matteo

Continuano a chiamarlo Trinità. Ma, anche, l'uomo da milioni di spettatori. Perché, da quando ha debuttato nella fiction televisiva, Terence Hill non sbaglia un colpo. E chissà cosa succederà nei prossimi giorni quando, per un paio di settimane, andrà in onda praticamente a reti unificate. Per lui non c'è concorrenza che tenga: apparirà su Raiuno per la settima volta nella tonaca di don Matteo, e su Canale 5 (da stasera) per la prima nei panni di un pistolero dal cuore tenero, l'irresistibile Doc West....

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Terence Hill: a cavallo in «Doc West» e giovedì sulla bicicletta di Don Matteo

Continuano a chiamarlo Trinità. Ma, anche, l'uomo da milioni di spettatori. Perché, da quando ha debuttato nella fiction televisiva, Terence Hill non sbaglia un colpo. E chissà cosa succederà nei prossimi giorni quando, per un paio di settimane, andrà in onda praticamente a reti unificate. Per lui non c'è concorrenza che tenga: apparirà su Raiuno per la settima volta nella tonaca di don Matteo, e su Canale 5 (da stasera) per la prima nei panni di un pistolero dal cuore tenero, l'irresistibile Doc West....

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07 Settembre 2009 | 11:37 di Redazione

Terence Hill
Terence Hill

Continuano a chiamarlo Trinità. Ma, anche, l’uomo da milioni di spettatori. Perché, da quando ha debuttato nella fiction televisiva, Terence Hill non sbaglia un colpo. E chissà cosa succederà nei prossimi giorni quando, per un paio di settimane, andrà in onda praticamente a reti unificate. Per lui non c’è concorrenza che tenga: apparirà su Raiuno (da giovedì 10 settembre) per la settima volta nella tonaca di don Matteo, e su Canale 5 (da stasera) per la prima nei panni di un pistolero dal cuore tenero, l’irresistibile Doc West.

Lui ci sorride su, anche se non nasconde un po’ di delusione per la scelta a sorpresa di Mediaset di anticipare i due episodi di «Doc West», originariamente previsti per la fine di settembre. «Qualcuno sostiene che i due personaggi, e dunque le due fiction, finiranno per aiutarsi a vicenda. Certo, a me avrebbe fatto piacere far partire prima una e poi l’altra. Ma, si sa, i palinsesti sono un mistero su cui nessuno può mettere bocca. Nemmeno i produttori, figuriamoci noi semplici attori».
Per «anzianità di servizio» diamo la precedenza a Don Matteo: il prete-investigatore torna con la settima serie. Quali sorprese ci aspettano?
«La vera sorpresa è che, grazie all’ottimo lavoro degli sceneggiatori, don Matteo è riuscito a cambiare faccia ancora una volta. Da quello che abbiamo girato finora (le riprese si concluderanno alla fine di ottobre, ndr) e dall’atmosfera che respiriamo sul set, credo di poter dire che questa è la serie migliore. Stavolta vedremo don Matteo muoversi in un liceo, alle prese con i ragazzi. Entrerà nella scuola come professore di religione e questo gli offrirà la possibilità di stare vicino agli studenti e ai loro problemi. Più che spiegare semplicemente il catechismo, li affiancherà nella crescita e nel loro sviluppo».
Ha sentito della polemica scoppiata recentemente sull’ora di religione a scuola? Cosa ne pensa?
«Io penso che sia giusto che ciascuno abbia assoluta libertà di decidere se e a cosa credere. Ma le cose bisogna prima conoscerle per poter poi decidere. E, dunque, qualcuno deve insegnartele. Sennò, come fai a scegliere?».
Perché Don Matteo piace così tanto alla gente?
«Perché è una serie discreta, non chiassosa, non urlata. La parola che sento dire più spesso quando si parla di Don Matteo è: serenità».
È questo che, nove anni fa, l’ha convinta a interpretarlo?
«L’inizio dell’avventura di Don Matteo è stato davvero un po’ rocambolesco. Io mi stavo preparando per Mediaset al ruolo di un sacerdote detective, ma molto diverso da quello che sarebbe stato poi don Matteo: basti dire che tra le altre cose era un provetto paracadutista. Poi, un giorno, mi hanno detto che non se ne sarebbe fatto più niente perché anche la Rai stava lavorando al progetto di un prete investigatore. Stavo per tornare in America quando mi chiama la Lux Vide e mi propone proprio quel personaggio che però, allora, si chiamava don Teodoro. A quel che ho saputo, era stato pensato per Lino Banfi. Quando ho letto di che si trattava non ho esitato nemmeno un attimo, era un personaggio talmente ricco e profondo… Ho solo chiesto di cambiargli il nome perché nei panni di un Teodoro proprio non mi ci sentivo!».
Da un sacerdote a un pistolero: è stato difficile tornare a interpretare un western?
«Per tanti anni mi sono rifiutato di farlo. Mi dicevo che la serie di “Trinità” era stata un tale successo che non sarei mai riuscito a fare di meglio. Ho accettato Doc West perché è un personaggio completamente diverso da Trinità. Sì, è un pistolero, ma è anche un medico con un passato difficile e un giocatore di poker a fin di bene. Insomma, non è il solito cowboy, ma un uomo pieno di sfaccettature».
Lei ha esordito con Dino Risi a soli dodici anni: qual è il segreto di un successo così duraturo?
«Se lo sapessi, avrei risolto tanti problemi! A parte gli scherzi, io credo che il segreto stia nei ruoli che ho sempre scelto, personaggi che non sono mai fine a se stessi e che, mentre intrattengono, offrono allo spettatore anche qualche spunto di riflessione. Poi aggiungo che, ancora oggi,  scelgo film adatti a tutta la famiglia, proprio come mi chiese una mamma ai tempi di “Trinità”. Questa donna mi fermò per strada e mi disse: “Mi raccomando, continui a fare sempre film così, in modo che io possa portare i miei figli al cinema tranquillamente”. E io l’ho presa in parola».

di TIZIANA LUPI