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Homefront: The Revolution, la guerra per liberare gli Stati Uniti

Gli USA sono stati invasi dalla Corea del Nord e i ribelli li devono liberare, iniziando da Filadelfia. Se volete, potete arruolarvi su Pc e console

Foto: Homefront: The Revolution

04 Giugno 2016 | 18:00 di Paolo Paglianti

Siete arcistufi dei soliti sparatutto ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale o negli scenari della moderna guerra ai terroristi? Homefront: The Revolution propone uno scenario piuttosto originale: l'America invasa dalla Corea del Nord. Ovviamente, per rendere meno ridicola questa eventualità, Homefront racconta una storia alternativa, in cui gli Stati Uniti si sono adagiati sugli allori e hanno iniziato a comprare tecnologia Made in Pyongyang. Gli ingegneri e i militari del dittatore di turno hanno quindi inserito delle "bombe a tempo" informatiche in ogni dispositivo Hi-Tech che veniva recapitato negli USA e, quando è scattata l'invasione, tutto quello che era più tecnologico delle locomotive a vapore si è bloccato. Caccia, carri armati, missili: niente ha funzionato nell'apparato difensivo dello Zio Sam e la Corea del Nord ha conquistato l'America praticamente indisturbata.

Naturalmente, gli americani organizzano una resistenza contro i coreani e i collaborazionisti, ma è una rivoluzione low-tech: gli invasori hanno a disposizioni blindati, sciami di droni di sorveglianza, armi avanzatissime, mentre chi cerca di liberare gli USA è già tanto se riesce a difendersi con armi costruite in casa e fucili modificati. Una ambientazione decisamente diversa dal solito, che ricorda gli scenari di classici degli anni '80 come Terminator (le parti nel futuro, ovviamente) e Alba rossa (c'è anche il reboot), o serie TV recenti come Falling Skies.

Il nuovo Homefront (è il secondo "capitolo" di questa serie) è ambientato a Filadelfia: la metropoli americana è divisa in zone rosse, distese di rovine dove i coreani sparano a vista a chiunque, e zone gialle, dove l'invasore cerca una convivenza oppressiva con la popolazione civile. Nelle prime dovrete muovervi con la massima circospezione visto che le pattuglie coreane non si faranno scrupoli ad aprire il fuoco e darvi la caccia in massa; nelle seconde, se non andate in giro con il mitra spianato, potete circolare un po' più tranquillamente. Dovrete comunque evitare di avvicinarvi troppo ai soldati, che evidentemente hanno un sesto senso molto speciale per identificare i rivoltosi tra la folla di civili inermi.

Ogni volta che entrate in una nuova area, sia gialla che rossa, la troverete completamente schiacciata dal tallone d'acciaio coreano: dovrete quindi liberare le diverse zone in cui è composta, strappando dei centri nevralgici al dominio dell'invasore. Un po' come succede in Assassin's Creed, potrete seguire la missione principale o dedicarvi alla conquista dell'area. Nulla vi vieta di seguire solo le missioni principali, ma se seguirete questa strada vi troverete in un ambiente particolarmente ostile, pieno di nemici e di pattuglie inferocite. Se invece investirete in un po' di tempo nel conquistare le roccaforti e le stazioni nemiche, pian piano liberete l'area, i cittadini inizieranno a combattere gli invasori spontaneamente, e vedrete apparire come funghi altri ribelli che vi aiuteranno nella lotta. Cosa più importante, le roccaforti strappate al nemico servono per rientrare in gioco in caso di prematura dipartita, e credetemi, succederà spesso.

Homefront è un gioco difficile, dove si muore spesso: nella prima missione, quando arrivate nella primissima zona e scoprite quanto è mortale affrontare i coreani, probabilmente verrete uccisi decine di volte prima di raggiungere, dall'altra parte della zona da cui iniziate la vostra avventura, l'obiettivo "sicuro". Ogni volta che vi uccideranno, dovrete ricominciare da capo, perché non avete ancora liberato delle roccaforti per strada: un po' frustrante, anche perché nel gioco non vi viene spiegato bene che qua non siamo in Call of Duty, dove il vostro alter ego è un super soldato alla Rambo che può sopportare colpi di artiglieria e granate come fossero raffreddori e bruscolini. Qua con un paio di colpi di fucile morite; se venite feriti, non recuperate l'energia automaticamente, ma dovete trovare i medikit, che sono sempre scarsi. Per rendere impossibile ogni chance di vittoria contro i coreani, dovrete guardarvi anche dal cielo: sopra le vostre teste naviga una specie di gigantesco Zeppelin che, non appena ingaggiate i coreani, si affretta a raggiungervi e farvi fuori senza possibilità di scampo. Dovrete quindi adottare tattiche da mordi e fuggi, colpendo i nemici dove sono vulnerabili e poi scappare velocemente tra le rovine delle abitazioni sventrate.

Viene spontaneo pensare che la difficoltà del gioco sia anche un po' "colpa" di un cattivo bilanciamento a livello di game design (la "regia" del videogioco), anche perché le missioni del gioco variano da "piuttosto difficiline" a "l'inferno in terra". I difetti non si fermano allo sbilanciamento della difficoltà, ma invadono, è il caso di dirlo, il lato tecnico del gioco: nella versione provata, Xbox One, a volte ci sono dei "congelamenti" dello schermo che durano qualche secondo, e a volte ci è capitato di "incastrarci" tra le rovine; niente di tremendo, ma è fastidioso.

Ed è un peccato, perché Homefront è un gioco diverso dai soliti sparatutto, nei quali troppo spesso seguite un "corridoio", con scarsissime possibilità di variare la rotta. Ricorda invece il "mondo aperto" di Far Cry, in cui decidete cosa fare e quando, con un pizzico del già citato Assassin's Creed, non tanto perché dobbiate scalare qualcosa ma per necessità di liberare le aree. Se vi sono piaciuti questi due giochi, vi consigliamo di provarlo, a patto di mettere in conto un po' di frustrazione e rabbia quando vi uccidono per la dodicesima volta nella medesima missione. Il consiglio, in questi casi, è di dedicarvi a qualche altra missione (ce ne sono moltissime) e poi tornare con calma al punto dolente. Un gioco originale e con un'ambientazione affascinante, ma che consigliamo solo ai giocatori veterani di altri FPS e con un po' di pazienza. D'altra parte, un gioco un po' più ostico della media potrebbe anche piacervi!