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06 Novembre 2017 | 16:43

Wolfenstein II: The New Colossus, liberiamo l’America dai nazisti

Torna il videogioco che ha per protagonista l'inossidabile W.J. Blazkowicz: un pessimo carattere e un sacco di proiettili da usare

 di Marco Gamer

Wolfenstein II: The New Colossus, liberiamo l’America dai nazisti

Torna il videogioco che ha per protagonista l'inossidabile W.J. Blazkowicz: un pessimo carattere e un sacco di proiettili da usare

06 Novembre 2017 | 16:43 di Marco Gamer

La Seconda Guerra Mondiale è finita male: gli Alleati sono stati fatti a pezzi sulle spiagge francesi, e le armate di Hitler non solo li hanno respinti, ma hanno conquistato praticamente tutte le nazioni della Terra. Il mondo libero però ha un asso nella manica: si chiama W.J. Blazkowicz e ha un caratteraccio.

Wolfenstein è una saga di videogame particolarmente longeva: il primo Wolfenstein risale ai primi anni ’80, ma quello che molti appassionati ricordano con un pizzico di “amarcord” è il gioco in 3D del 1992, in cui il solitario militare americano doveva affrontare dozzine di livelli azzurri e grigi pieni di nazisti e cani assassini. Era uno dei primi giochi tridimensionali, anche se a vederlo oggi fa un po’ sorridere per quanto fosse squadrettato e lineare. Nel 2014 è uscito il reboot di Wolfenstein, The New Order, in cui ritornavamo a controllare Blazkowicz con una grafica spettacolare. Poi, abbiamo scoperto il background di Blazkowicz con il prequel OldBlood, e ora arriva il terzo capitolo, The New Colossus.

Siamo negli anni ’60, ma al posto di JFK e Martin Luther King, in America ci sono i nazisti, che hanno stravinto la Seconda Guerra Mondiale grazie a robot e macchinari da incubo. La storia di The New Colossus ricomincia proprio dove è finito The New Order, con Blazkowicz ferito gravemente dopo uno scontro così epico e duro che ce lo ricordiamo molto bene anche a tre anni di distanza. I suoi amici lo salvano dalle grinfie dei tedeschi e lo rimettono in sesto. Ma non c’è tempo da perdere, perché c’è un mondo da liberare.

Le prime missioni ci vedranno in diverse location della costa orientale americana: New York è stata rasa al suolo da un attacco nucleare e l’esercito USA è stato demolito, ma c’è ancora qualche cellula di resistenza che dobbiamo aiutare a tutti i costi. La base di Blazkowicz e soci è però su un titanico sottomarino sottratto ai nazi, quindi tra una missione e l’altra potete tirare il respiro e leccarvi le ferite rimanendo relativamente al sicuro.

E ce ne sarà bisogno: il gioco è piuttosto ostico, già ai primi livelli di difficoltà. All’inizio Blazkowicz soffre ancora delle ferite ricevute nello scontro con il boss finale del gioco precedente, quindi bastano pochi colpi per metterlo fuori gioco. Per fortuna potete salvare quando volete, cosa rara nei videogame moderni e molto apprezzata da chi vi scrive.

Non c’è molta strategia, non c’è spazio per sottigliezze: Wolfenstein è ancora un volta uno sparatutto puro e semplice. Bisogna andare sul luogo della missione, che siano le rovine fumanti di una città americana o una fattoria tra i campi deserti, e far fuori tutti i nazisti che troviamo. Blazkowicz è armato meglio di una portaerei e può usare pistole, fucili d’assalto, mitragliatori, armi a energia e lanciafiamme, purtroppo sentiremo la mancanza di un buon fucile da cecchino. Può anche usare un’arma in ogni mano, trasformandosi in un distributore di piombo rovente e democrazia capace di far fuori decine di nemici in pochi secondi.

C’è un po’ di spazio per un approccio stealth: quando in zona ci sono dei comandanti nazi, apparirà un numero che indica la distanza tra voi e loro. È un rivelatore radio: se scatenate la vostra sete di vendetta sparando ai nemici, i comandanti si allarmeranno e chiederanno rinforzi, rendendo ancora più complicata la vostra missione. Se invece riuscirete ad avvicinarvi agli ufficiali di soppiatto, uccidendo i nemici con la pistola con silenziatore, attaccandoli alle spalle o lanciando una delle mortali asce che ora potete portare con voi, non solo impedirete l’arrivo dei rinforzi, ma scoprirete la posizione dei collezionabili nell’area. L'approccio stealth è quasi un "must" nei livelli di difficoltà più avanzati, quando affrontare l'orda nazi di petto non è particolarmente salutare.

I livelli sono piuttosto lineari, anche se molto affascinanti. Per esempio, la New York da The Day After è un ammasso di palazzi in rovina e dovrete saltare da un edificio diroccato all’altro, mentre in un livello vedrete la faccia sorridente e infelice dell’America che si è arresa e collabora con gli invasori, festeggiando il Victory Day della definitiva sconfitta dello Zio Sam. Ci sono livelli in cui dovrete esplorare le immancabili catacombe, oppure dovrete infiltrarvi nell’installazione tedesca di turno. Preferiamo non svelarvi troppo perché molto del divertimento è scoprire cosa dovrete fare – i colpi di scena ci sono, in Wolfenstein, questo è sicuro.

Più Inglorious Basterds che Man in the High Castle. Sebbene la trama ricordi il romanzo di Philip Dick ora diventato serie su Amazon Prime, il tono di Wolfenstein è sempre sopra le righe, più simile allo spirito di Bastardi senza Gloria di Tarantino: lo si capisce da una delle prime frasi di Blazkowicz - “con un'ascia e un nazista puoi fare un sacco di cose”. Il gioco è piuttosto violento ed esplicito, quindi giocatelo voi prima di passarlo a figli e fratellini, per giudicare in prima persona se è adatto alla loro età. Non esiste multiplayer e non esistono zombie: è un gioco vecchio stile, in cui conta la missione – la vostra missione – e in cui scoprirete una trama degna di Hollywood (e di cui Tarantino sarebbe orgoglioso, ne siamo convinti!).