Home TvVittorio Brumotti: «Rischiare la pelle mi ha fatto passare la paura»

Vittorio Brumotti: «Rischiare la pelle mi ha fatto passare la paura»

L’inviato di Striscia la notizia racconta per la prima volta solo a Sorrisi la sua vita dopo l’incidente della scorsa estate

Foto: Vittorio Brumotti  - Credit: © Pigi Cipelli

22 Aprile 2016 | 12:58 di Barbara Mosconi

Lui si presenta così: «100% Brumotti». Due parole in tutto. Il nome completo è Vittorio Brumotti, 36 anni il prossimo giugno, Campione mondiale di Bike trial, detentore di 10 record mondiali riconosciuti dal Guinness dei primati (l’11° è in corso di approvazione) e naturalmente inviato di «Striscia la notizia» dal 2008 (in tutto fanno sette edizioni). 

Mai saltata una?
«Mai».

Con il sole, la pioggia, la neve, pedali sempre?
«Siamo arrivati a mille servizi andati in onda, mille opere incompiute già denunciate. Per la precisione 950 sono le opere incompiute e 50 quelle che funzionano. E solo grazie al FAI (Fondo Ambiente Italiano, ndr)».

50 su mille, una media bassissima. Non ti viene lo scoramento?
«Io sono uno dei primi contribuenti della regione Liguria, pago le tasse e i soldi che guadagno finiscono in cavi elettrici scoperti, teatri non agibili, edifici in disuso. E ho amici tetraplegici senza neanche la sedia a rotelle. Diciamo che ho il “giramento” di ruote».

Ti sono «girate» anche lo scorso agosto quando, con tuo padre, sei stato coinvolto in una rissa?
«Nessuna rissa. Io e mio padre abbiamo subito un’aggressione bella e buona da parte di una famiglia di albanesi. Però non vorrei dire altro perché è tutto nelle mani degli avvocati».

Però le foto della tua faccia erano impressionanti.
«Come ho detto, non è stato uno scherzo e quelle foto sono una prova evidente. Comunque ho ricevuto messaggi di solidarietà da tutto il mondo e questo mi ha fatto molto piacere».

In quel momento la percentuale di Brumotti è scesa al...
«Ero senza un occhio...».

Hai detto: «Ho avuto paura di morire».
«Non mi ricordo, questa storia non l’ho più raccontata. Ma anche se mi cavassero l’occhio e lo buttassero nella spazzatura, io mi sentirei ugualmente in pace con me stesso».

Uno che in bici fa le acrobazie più estreme, mette in conto il rischio di morire?
«Adesso rischio anche più di prima. Mio padre dice: “Quello che possiamo fare è prendere in giro la morte”. Puoi dire: “Al massimo muoio”. Ma non ti fai rovinare l’esistenza finché sei in vita. Il segreto è rallentare il tempo non avendo paura di niente».

Cos’è cambiato nella tua vita di tutti i giorni e di atleta?
«All’occhio destro ho una diplopia (visione doppia, ndr) e ho recuperato la vista al 30%: significa che in bici non vedo la mano destra. Ho una placca di un materiale che si scioglierà, altrimenti, cadendo, potrei far scoppiare il bulbo oculare».

Quando sei tornato in bicicletta?
«All’inizio mi sono messo una benda nera da Capitan Uncino e ho fatto soltanto il presentatore. A ottobre sono salito di nuovo in bici e ho ricominciato gradualmente ad allenarmi».

Avevi scritto: «Sarò più forte di prima». È stato così?
«Me lo auguro, anche perché sono convinto che con le difficoltà ci si potenzia».

C’è qualcosa che non fai più rispetto al passato?
«Per reazione cerco di fare anche di più. Seguo gli allenamenti di triathlon per aumentare le prestazioni: ogni giorno faccio 20 chilometri di corsa, 7 a nuoto e 120 in bici».

Oggi quanto sei 100% Brumotti?
«Dagli 11 ai 26 anni la mia vita ha avuto un’impennata, a 26 ho vinto il primo mondiale, poi è arrivata “Striscia” e l’asticella si è alzata al 90%. Ora ho due lavori: l’inviato del tg satirico e l’atleta che è stato preso dalla Tinkoff, la squadra russa del ciclista Alberto Contador. Adesso trascorro metà della mia vita fra Dubai, Los Angeles, Tokio, Manila. Torno in Italia per “Striscia”».

Cosa fai all’estero?
«All’estero vogliono l’italiano estroverso e fashion che fa il giro della morte con la bici da corsa. Tra pochi giorni girerò lo spot per la Vuelta in Spagna, poi sarò il testimonial del Tour de France e farò lo spot di una casa automobilistica tedesca... In tutto il mondo capiscono cos’è la bici, in Italia meno».

Proprio sicuro?
«Basta prendere chiunque e chiedergli: “Chi ha vinto l’ultimo Giro d’Italia?”. Nessuno lo sa. È Alberto Contador!».

Più ti indigni, più pedali?  
«Più le prendo e più vado. Con i miei servizi avrò denunciato 100 miliardi di sprechi. Potevamo risanare il debito pubblico!».

Nei tuoi servizi a «Striscia» il tema dominante è lo spreco di denaro pubblico. Perché si buttano via così tanti soldi?
«Altro che Tangentopoli! Siamo andati indietro. C’è la crisi e chi ha una posizione che gli consenta di farlo spesso dice: “Se capita l’opportunità arraffiamo finché si può…”. Io sono l’unico atleta che paga le tasse italiane stando all’estero».

Il tuo motto è: «Chi trasforma la sua passione in una professione sarà felice per sempre». Quindi? 
«Al mattino mi sento come un “marine” che si butta giù dal letto, sento i fornai che iniziano la giornata e mi dico: “Belìn, andiamo in bici!”. Sì, sono felice».